Pericle Fazzini

Biografia

Nato il 4 maggio 1913 nel borgo marittimo di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, Pericle Fazzini sceglierà, giovanissimo, d’intraprendere con decisione il cammino dell’arte, che lo condurrà a divenire uno tra i più illustri interpreti della scultura del Novecento. Eternamente in bilico tra passato e futuro, lontana da facili concettualismi e triti stilemi accademici, l’opera di Fazzini rimane inclassificabile per sua stessa natura. Senza mai adagiarsi sulle tendenze artistiche di quegli anni, Fazzini approccerà da subito la pratica scultorea con disarmante sincerità. All’amico Giuseppe Ungaretti si deve la definizione di “scultore del vento”, che meglio di tutte riassume l’essenza di un’arte a mezz’aria fra cielo e terra: «Su Fazzini ho scritto spesso, e sino dalla prima manifestazione della sua arte. Avevo indicato subito in Fazzini un’insolita e innovatrice presenza. (…) Fazzini è oggi uno scultore di fama internazionale, ed è merito suo, e di pochissimi altri, se la scultura italiana è anche oggi considerata nel mondo tra le più influenti». L’autenticità popolare delle terre marchigiane e la cultura litoranea del mediterraneo custodiranno il germe della sua scultura, infondendo nel giovane le prime immagini di bellezza e l’attaccamento a quella Natura dal volto divino, che egli non smetterà mai di celebrare. Discendente da una famiglia di ebanisti, Fazzini si avvicinerà al lavoro della materia seguendo le orme di suo padre Vittorio, nella cui bottega apprenderà la lezione dell’artigianalità attraverso l’intaglio del legno. A Grottammare Fazzini rimarrà sino all’età di sedici anni, finché, nel 1929, il padre acconsentirà al suo trasferimento a Roma, su  consiglio del poeta Mario Rivosecchi e dello zio Leopoldo Alessandrini. Quest’ultimo supporterà economicamente il giovane scultore nei primi anni della sua carriera. Qui Fazzini scopre il barocco romano, rimanendone irrimediabilmente affascinato, si dedica allo studio di piante e animali recandosi spesso al giardino zoologico, realizza i suoi primi ritratti, annota intense riflessioni sul suo percorso spirituale ed umano. In quegli anni di studio, dapprima all’Accademia di Belle Arti, poi alla Scuola Libera del Nudo, Fazzini lavora alla ricerca di uno stile ed un linguaggio propri, realizzando opere come il Crocefisso (1929), o Il Poeta (1930). I primi frutti arrivano nel 1931, con la vittoria del concorso nazionale per il monumento al Cardinale Dusmet a Catania (mai realizzato) e l’ottenimento di una borsa di studio per il Pensionato artistico nazionale, con i lavori Uscita dall’Arca e Donna nella tempesta. Dai diari giovanili emergono tutto il fervore e l’esaltazione che accompagnano la sua rapida ascesa nel tessuto artistico della capitale. Al fianco di artisti come Alberto Ziveri, esporrà nel 1933 al Circolo delle Arti, poi alla Galleria Sabatello il suo Ritratto di Orazio Costa, riscuotendo notevole successo di critica e pubblico. Questi eventi inaugureranno una fortunata stagione artistica per Fazzini, sia a livello nazionale che internazionale. Nel 1934 è chiamato ad esporre a Parigi con gli artisti Vuillard, Bonnard, Despiau e Masson, lo stesso anno il museo del Jeu de Paume acquisisce il suo Ritratto di Anita dai lineamenti quasi arcaici, nel 1935 ottiene il premio di 10.000 lire alla Quadriennale di Roma per gli altorilievi La Danza e La Tempesta. Sempre nel 1935, conosce Arturo Martini, la cui stima è testimoniata a più riprese dal Martini stesso. Nonostante i primi successi, alla fine dell’anno, gli verrà revocata la borsa di studio del pensionato. Scelta motivata, a detta dell’artista, da invidie e dissidi nati all’interno dell’ambiente romano. Con la rendita della Quadriennale, Fazzini portà affitare un locale in via Margutta, dove deciderà d’installare stabilmente il suo studio. Cominciano i tempi più bui della carriera dello scultore, dominati da deluisione e difficoltà economiche, che non mancheranno tuttavia di regalare capolavori, concepiti nella solitudine meditativa della sua incrollabile fede cristiana. Tra questi, il Ritratto di Ungaretti, esposto alla Biennale di Venezia del 1938, con il quale Fazzini dimostra di aver raggiunto la propria maturità artistica, attraverso un’immagine di malinconico e poetico raccoglimento. Elementi che diverranno cifra di molte sue opere, come i legni Momenti di solitudine (1937), e il Giovane che declama (1937-38), esempio di misurata e quieta bellezza classicheggiante. Uscito dal suo isolamento fisico e morale, Fazzini si ricongiunge ai circuiti dell’arte romana con rinnovato vigore. Dopo la partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1939 con l’opera ispirata alla guerra di Etiopia Paesaggio del Mareb, espone con il gruppo “Corrente” a Milano, poi, nel 1940, alla Galleria di Roma con Guttuso, Guzzi, Montanarini, Tamburi e Ziveri. Nello stesso anno, si sposa con la scrittrice Anita Buy e parte per assolvere i suoi doveri militari a Zara. Non potendo perseguire la sua attività artistica a pieno regime, si interessa, sotto le armi, alla sperimentazione della tecnica della cera persa, dedicandosi alla creazione dei celebri “bronzetti”: sculture di piccole dimensioni raffiguranti donne, ginnasti e animali vari. Tornato a Roma, realizza il drammatico bronzo Il Fucilato, testimonianza tangibile della tragedia della guerra, e il magistrale Ragazzo con i gabbiani, nelle cui forme riecheggiano le spiagge del litorale marchigiano ed i personaggi della sua infanzia. Nel 1947, partecipa alla I° mostra del Fronte Nuovo per le Arti, alla Galleria della Spiga di Milano, dove, affascinato dal segno neocubista, dà prova del suo ecletticismo con opere come Il Profeta e Sibilla. La sua prima grande antologia ha luogo al Palazzo Barberini di Roma, nel 1951. Parallelamente al successo in patria, la scultura di Fazzini comincerà a percorrere il mondo: nel 1949 espone al MoMa e nel 1952 alla Galleria Alexander Jolas di New York. Nonostante la sua indole riservata e la poca inclinazione al viaggio, il paese che accoglierà Fazzini con più entusiasmo sarà il Giappone. Tale successo rivela la portata universale della sua opera, conducendo il pubblico nipponico ad inaugurare, sin dal 1964, una lunga serie di retrospettive a lui dedicate. Oltre alla sua attività di artista, Fazzini sarà impegnato per molti anni nell’insegnamento della scultura, presso le accademie di Belle Arti di Firenze e Roma, dal 1955 al 1980. Durante gli anni ’60 l’artista manifesterà la sua attrazione verso la scultura monumentale, che si concretizzerà nei progetti per la fontana per il Palazzo dell’Eni nel quartiere Eur di Roma, il Monumento alla Resistenza di Ancona e l’incompiuto Monumento a J. F. Kennedy. Artista oramai affermato, Fazzini avvierà in questo periodo un prolifico dialogo con la Santa Sede, che culminerà nella realizzazione della Resurrezione, commissionata da Papa Paolo VI per la Sala Nervi in Vaticano: capolavoro scultoreo in bronzo ed ottone che si estende per 20 m di lunghezza, a cui il maestro lavorò con grande impegno fisico e morale per lunghi anni –dal 1972 al 1975- in cui il Cristo si eleva gloriosamente dal cratere apocalittico prodotto dall’esplosione della bomba atomica. Nonostante le numerose difficoltà e resistenze incontrate, l’opera fu finalmente inaugurata nel 1977: « Questa scultura è stata per me una grande preghiera fra me e la materia che potevo plasmare. (…) Ho realizzato la Resurrezione che già avevo dentro di me». Tale opera rappresenta il vero testamento artistico e spirituale di Fazzini, vera summa delle sue esperienze plastiche e del suo stile, tra tendenza alla semplificazione formale e primato della figura umana. Tuttavia, la tecnica innovativa impiegata per la sua realizzazione –la creazione di un calco intagliato nel polistirolo- minerà definitivamente la salute dell’artista, che morirà, a Roma, il 4 dicembre 1987.