- "Opere fra XX e XXI secolo"
- troilo - azioni
- ArtVerona
- L'Aleph
- Umberto Boccioni, Ritratto della Signora Cragnolini Fanna
- Piero Zuccaro, Barlumi di materia
- Jonathan Guaitamacchi British Black One Way
- Opere fra XX e XXI secolo
- Ernesto Morales. Il tempo della distanza
- Arte Fiera Bologna 2011
- BAF 2011 - Bergamo Arte Fiera
- Duilio Cambellotti / Enrico Benetta
- Giro Giro Tondo
- Massimo Giannoni. Forme della memoria
- Umberto Boccioni, Ritratto della Signora Cragnolini Fanna (1916)
- Piero Gilardi. Incontri
- Ilir Zefi / PaintingJazz-In'
- Giacomo Balla pittura dinamica=simultaneità delle forze
- Roberta Coni. La materia dello sguardo
- Ilir Zefi Jazz Painting
- Giovanni Gasparro. Noli me tangere
- Francesco Parisi. Olii pastelli e incisioni 2006 - 2009
- Novecento e contemporaneo un unico sentiero nella pittura italiana
- Massimo Giannoni. Mondi simultanei
- Mino Delle Site. Forme assolute della geometria
- Afro. Dagli anni della "Galleria della Cometa" al dopoguerra
- Ilir Zefi Crash!
- Piero Gilardi. Natura ricreata
- Enrico Accatino. Dal realismo all'astrazione alla "sintesi delle arti"
- Carlo Guarienti. Sculture e monotipi 1998-2005
- Alfonso Avanessian. Un mondo in superficie
- Scipione Vannutelli (1834-1894). Il fondo di opere dalla Villa Clementi a Cave
- Carte Italiane
- Francesco Parisi. Paesaggi e simboli
- Romano Lotto Dipinti1985-2003
- Mario Sironi. 34 opere su carta tra Futurismo, Novecento ed Espressionismo (1920-1960)
- Guzzi: dalla Scuola Romana al "cubisme d'aprés nature"
- Carlo Erba ( Milano 1884 - Ortigara 1917 ) Studi, paesaggi e figure dal Futurismo a Nuove Tendenze
Descrizione:La Galleria F. Russo propone alla sua clientela una selezione delle sue collezioni fra XX e XXI secolo. In mostra, fra gli autori storici, opere di Gentilini, Carrà, Chia, Delle Site. Nella sezione del contemporaneo opere di Giannoni, Coni, Floreani, Benetta, Troilo.
Descrizione:Si inaugura sabato 15 ottobre alle ore 18.00, negli spazi della Galleria Russo di Roma, la mostra Azioni di Paolo Troilo, curata da Lorenzo Canova. L'evento romano di via Alibert, rappresenta la tappa fondamentale del progetto espositivo dal titolo Azioni che vede l'artista impegnato da luglio a dicembre in tre personali - San Gimignano, Roma e Milano - attraverso le quali si snoda e si delinea il suo percorso artistico.
Descrizione:La Galleria Russo partecipa ad ArtVerona. Dal 6 al 10 ottobre 2011. Padiglione 6 - Stand D8
Descrizione:Si inaugura oggi, sabato 3 settembre alle ore 18.00 la mostra "Massimo Giannoni. L'Aleph" a cura di Alberto Agazzani. L'antologica dell'artista, organizzata dal Comune di Mantova in collaborazione con la Galleria Russo, avrà luogo presso il Palazzo della Ragione di Mantova e rimarrà aperta fino al 2 ottobre prossimo. La mostra é corredata dal catalogo edito dalla casa editrice Palombi Editori. Palazzo della Ragione Mantova, piazza delle Erbe Ingreso gratuito Orari: 10.00-13.00; 16.00-1900, chiuso lunedì Per informazione: Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova tel. 0376 338645
Descrizione:Il 4 maggio 2011 alle ore 19,00 l’opera Ritratto della Signora Cragnolini Fanna di Umberto Boccioni verrà presentata durante un’esclusiva serata ad inviti presso la Galleria Russo::Asso di Quadri di Milano (via dell’Orso 12). L’opera, una delle ultime realizzate dall’artista a pochi mesi di distanza dalla sua tragica scomparsa, proviene dalla collezione di Margherita Sarfatti, importante figura di riferimento della scena artistica italiana. Datata 1916 l’opera è citata, in un elenco autografo dello stesso Boccioni, come di proprietà di Antonio Fanna, di Milano. Se nella gamma coloristica il dipinto risente ancora dell’impronta futurista, nell’impianto compositivo come nella scomposizione delle masse, Boccioni conferma il tentativo di assimilare la tradizione del post impressionismo francese e di Cézanne in particolare, secondo un processo creativo avviato dall’artista già da qualche tempo. Un’occasione unica per vedere una delle opere più importanti di Umberto Boccioni.
Descrizione:Si è inaugura sabato 9 aprile, negli spazi della Galleria Russo di Roma, la mostra “Barlumi di materia” di Piero Zuccaro , a cura di Alberto Dambruoso . Piero Zuccaro propone 20 opere, olio su tela di grandi e medie dimensioni e 10 pastelli, tutti lavori che tracciano il leitmotiv della sua ricerca artistica coltivata negli ultimi 5 anni. Catalogo in mostra Palombi Editori.
Catalogo : Disponibile
Descrizione:Si inaugura sabato 5 marzo alle ore 18.00, negli spazi della Galleria Russo di Roma e mercoledì 16 marzo presso la Galleria Russo-Asso di Quadri di Milano, la mostra “BRITISH BLACK” ONE WAY di Jonathan Guaitamacchi, curata da Francesca Brambilla e Marco Di Capua. Jonathan Guaitamacchi propone opere di grandi, medie e piccole dimensioni, che ripercorrono l’iter dei suoi ultimi lavori: dalle vedute londinesi di Battersea alle suggestioni sudafricane di “the Mother City” sino a quelle dei ghiacciai. L’artista crea metafore della realtà fissate sulla tela da un costante bicromatismo, forse una scelta necessaria per lasciarsi invadere dalla dimensione rarefatta e sfumata della memoria.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Jonathan Guaitamacchi “BRITISH BLACK” ONE WAY a cura di Francesca Brambilla e Marco Di Capua inaugurazione sabato 5 marzo, ore 18.00 5 marzo - 5 aprile 2011 Galleria Russo, via Alibert 20, Roma Si inaugura sabato 5 marzo alle ore 18.00, negli spazi della Galleria Russo di Roma e mercoledì 16 marzo presso la Galleria Russo-Asso di Quadri di Milano, la mostra “BRITISH BLACK” ONE WAY di Jonathan Guaitamacchi, curata da Francesca Brambilla e Marco Di Capua. Jonathan Guaitamacchi per l’evento romano di via Alibert, propone opere di grandi, medie e piccole dimensioni, che ripercorrono l’iter dei suoi ultimi lavori: dalle vedute londinesi di Battersea alle suggestioni sudafricane di “the Mother City” sino a quelle dei ghiacciai. Il titolo della mostra “BRITISH BLACK” ONE WAY descrive appieno i tratti salienti della poetica dell’autore: ”…Guaitamacchi lavora sugli opposti: da una parte c’è il nero, il fondo della tela e, dall’altra, il bianco, il quale taglia lo spazio profondo dell’oscurità”. L’artista crea metafore della realtà fissate sulla tela da un costante bicromatismo, forse una scelta necessaria per lasciarsi invadere dalla dimensione rarefatta e sfumata della memoria: allora dai fumi del ricordo riemergono i luoghi che legano l’artista al territorio inglese e alla cultura anglosassone dalla quale proviene. Le scogliere di Dover, la tangenziale londinese, diventano humus fecondo da cui trarre ispirazione. I suoi quadri sono visioni costruite attraverso un linguaggio che si muove tra pittura e architettura: vedute metropolitane, prospettive a volo d’uccello, paesaggi urbani, panoramiche. “Le sue tele, veri e propri progetti architettonici, raccontano la sua visione. Il ricordo è un ricordo fotografico, un progetto fatto di prospettiva, volumi e planimetrie. Immagini che alla fine divengono per sua stessa ammissione astratte, osservate da punti di vista ravvicinati altro non sono che forme geometriche assolutamente scomposte perfettamente inserite dentro una astrazione prospettica. Solo la lontananza ne definisce la visione d’insieme”. “Tra i primi nell’epoca contemporanea ad affacciarsi al contesto urbano, sulla tela non rappresenta l’espressione totale o meramente architettonica della realtà, ne sprigiona l’essenza, il principio attivo, non racconta il luogo, ma il suo riflesso, la sua metafora, dettaglia e generalizza nel medesimo istante”. (F. Brambilla) INFORMAZIONI Galleria Russo, via Alibert 20, Roma. Orari di apertura: lunedì 16.30-19.30; da martedì a sabato 10.00-19.30. info@galleriarusso.com; www.galleriarusso.com telefono: 06 6789949; telefono e fax: 06 69920692 Galleria Russo – Asso di Quadri, via dell’Orso 12, Milano; telefono:02 39663641 Ufficio Stampa Barbara Dicorato – Arteefatti; cell.340 7704969 barbaradicorato@arteefatti.com; www.arteefatti.com
Descrizione:La Galleria F. Russo, al rientro dall'ArteFiera di Bologna, propone alla sua clientela una selezione delle sue collezioni fra XX e XXI secolo. In mostra, fra gli autori storici, opere di Balla, Severini, Pirandello, Marini, Boccioni, Carrà. Nella sezione del contemporaneo opere di Giannoni, Coni, Benetta, Troilo.
Descrizione:
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Ernesto Morales “Il tempo della distanza” Testi critici in catalogo di Lorenzo Canova, Massimo Sgroi, Luciano Caprile, Gianmaria Nerli, Victor Fernandez inaugurazione mercoledì 16 febbraio ore 18:00 Galleria Russo – Asso di Quadri via dell’Orso 12, Milano COMUNICATO STAMPA Negli spazi della Galleria Russo-Asso di Quadri di Milano si inaugura mercoledì 16 febbraio, alle ore 18.00, la personale dell’artista argentino Ernesto Morales intitolata “il tempo della distanza”. Dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto lo scorso novembre con la mostra “genova buenos aires. Le città dei ritorni” al Complesso Monumentale della Commenda di Prè, la suggestiva struttura Museale appartenente al MuMa di Genova, l’artista, per l’esposizione di Milano, propone una selezione importante di opere realizzate negli ultimi due anni. Nella poetica di Ernesto Morales c’è sempre l’intento, talvolta sopito, talvolta più espresso di confrontare la storia e la cultura del suo paese d’origine, l’Argentina, con quelle del Vecchio Continente. I duecento anni dalla dichiarazione d’indipendenza dalla corona spagnola, sono per l’artista momento di riflessione sui concetti di memoria, di identità, di attraversamento, di esilio, di spaesamento: tematiche che tessono trame e nessi di congiunzione storico-culturali tra Argentina e Italia, quest’ultima coinvolta nel processo migratorio degli ultimi due secoli. “Ernesto Morales lavora da tempo sul tema dell’esilio e del distacco riflettendo con la pittura sui legami e le lacerazioni che allo stesso tempo uniscono e separano l’Argentina e l’Italia. Questi due paesi rappresentano infatti le polarità simboliche delle opere di Morales, che nella sua ricerca dipinta scopre le assonanze segrete che legano queste due terre in senso quasi metafisico, come se Giorgio de Chirico, Jorge Luis Borges, Giovanni Papini o Julio Cortázar avessero deciso di unire le loro visioni in un’unica galleria di immagini…“ (Lorenzo Canova). Le opere appaiono come rarefatte geometrie urbane che attingono alla dimensione del ricordo e del sogno. “In questi spazi volutamente evanescenti l’anamnesi compie allora il suo tragitto a ritroso unendo la città della vita alla città del ricordo, la terra di nascita alla terra di elezione nei labirinti urbani che si diradano nella foschia delle geometrie dei palazzi e delle strutture…” (Lorenzo Canova). La mostra è accompagnata dal catalogo monografico “Il tempo della distanza” edito da Erga edizioni: testi critici per la serie “Le città dei ritorni” a cura di Massimo Sgroi e Luciano Caprile; testi critici per la serie “Città migranti” a cura di Lorenzo Canova, Victor Fernandez e Gianmaria Nerli. INFORMAZIONI Galleria Russo – Asso di Quadri, via dell’Orso 12, 20121 Milano; Telefono: 02 39663641 claudia.francese@galleriarusso.it. www.galleriarusso.com - lunedì 14.30-19.30; da martedì a venerdì 10.30 –14.00; 15.00 - 19.30. Sabato su appuntamento Galleria Russo, via Alibert 20, Roma. info@galleriarusso.com; www.galleriarusso.com Telefono: 06 6789949; Ufficio Stampa Barbara Dicorato Arteefatti; cell.340 7704969 barbaradicorato@arteefatti.com; www.arteefatti.com
Descrizione:La Galleria Russo partecipa a Arte Fiera Bologna 2011con una selezione di artisti contemporanei e storici. Accanto a Giacomo Balla, Afro, Filippo De Pisis, Mimmo Paladino, Carlo Carrà, Umberto Boccioni e Massimo Campigli le opere di Massimo Giannoni, Enrico Benetta, Ernesto Morales, Roberta Coni, Paolo Troilo, Roberto Floreani, Francesco Parisi e altri. Padiglione 18, stand B31 Inaugurazione giovedì 27 gennaio ore 18.00. Orari: venerdì 28-domenica 30 11.00 – 19.00; lunedì 31 gennaio 11.00 – 17.00
Descrizione:La Galleria Russo-Asso di Quadri partecipa a BAF 2011, Bergamo Arte Fiera con una selezione di artisti contemporanei e storici. Accanto a Giacomo Balla, Filippo De Pisis, Mimmo Paladino, Carlo Carrà, Mario Sironi e Massimo Campigli le opere di Massimo Giannoni, Enrico Benetta, Ernesto Morales, Roberta Coni, Paolo Troilo, Roberto Floreani. Padiglione B, stand 56, 60 e 61. Inaugurazione venerdì 14 gennaio, ore 18.00. Orari: sabato 15 e domenica 16 ore 10.00-20.00 lunedì 17 ore 10.00-13.00.
Descrizione:
Descrizione:La Galleria Russo è lieta di presentare la prima mostra di Girolamo "Giro" Macchiarelli: "Giro Giro tondo per l'Unicef", In mostra 27 opere il cui intero ricavato della vendita sarà devoluto a favore di un Progetto Nutrizionale dell'Unicef. Giovedì 8 luglio, dalle 18.00 alle 22.00, presso la sede di via Alibert 20 (Roma). La mostra ha il Patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma.
Comunicato stampa : -Comunicato Stampa GIRO GIRO TONDO X UNICEF: 27 DIPINTI A FAVORE DEI BAMBINI DEL CIAD L’occasione sarà la Prima Mostra Personale di Girolamo “Giro” Macchiarelli giovedì 8 luglio presso la Galleria d’Arte Russo. Il ricavato della vendita delle opere sarà devoluto ad un progetto nutrizionale UNICEF. Roma – 6 Luglio 2010 – Non capita a tutti di riuscire ad avverare un sogno. Addirittura nel caso del noto avvocato romano Girolamo Macchiarelli, per gli amici “Giro”, se ne avvereranno due, tutti nello stessa serata. A Roma, giovedì 8 luglio 2010 dalle ore 18 alle 22 presso la Galleria Russo in Via Alibert 20 il sogno pittorico e il bisogno concreto di agire per i bimbi in difficoltà si fonderanno magicamente nella sua PRIMA MOSTRA PERSONALE dal titolo “GIRO GIRO TONDO PER L’UNICEF”. 27 dipinti che l’avvocato romano con la grande passione per la pittura mostrerà per la prima volta ad amici e conoscenti, il cui ricavato sarà interamente devoluto a favore di un progetto nutrizionale dell’UNICEF. L’evento, grazie ai prestigiosi spazi messi a disposizione dall’amico Fabrizio Russo, titolare della Galleria d’Arte, per l’occasione arricchita con pannelli e spazi fotografici a cura del fotografo di fama internazionale Giacomo Pirozzi ed al Patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, si preannuncia di grande interesse sociale e mondano. Insieme a Daniela Poggi, presente in qualità di Goodwill Ambassador dell’UNICEF, si alterneranno in una breve lettura di otto filastrocche per bambini l’attore Remo Girone e sua moglie Victoria Zinni. La performance soundscape dell’artista Riccardo Tran farà da sottofondo all’evento. Tra gli ospiti previsti molti i nomi noti che renderanno omaggio all’amico “Giro”: da Luigi Abete, Presidente BNL accompagnato dalla compagna, la signora Desiree Colapietro Petrini, al Presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello, passando per Emanuele Emmanuele, Presidente della Fondazione Banco di Roma e l’imprenditore Domenico Bonifaci, fino ai noti costruttori romani Salini e Cinque e molti altri. Per ulteriori info sull’evento: Ufficio Stampa Unicef: Andrea Iacomini 06/47809355 – 366/6438651 a.iacomini@unicef.it; press@unicef.it Giovanna Li Perni, Resp. Major Donors 06/47809339 – 348/5156898 g.liperni@unicef.it
Descrizione:In mostra fino al 5 giugno nella sede di Milano della Galleria gli ultimi lavori di Massimo Giannoni: librerie, vedute e sale di borsa realizzate con la particolare tecnica ad olio su tela, ricca di materia e di colore. L'esposizione, curata da Alberto Agazzani, è corredata dal catalogo edito da De Luca Editori d'Arte (Roma), in cui è pubblicata la produzione dell'artista degli ultimi due anni.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Massimo Giannoni “Forme della Memoria” a cura di Alberto Agazzani La Galleria Russo – Asso di Quadri dal 13 maggio al 5 giugno ospiterà la mostra personale di Massimo Giannoni, artista che si contraddistingue per stile e tecnica del tutto personali. Giannoni riproduce sulla tela i luoghi per eccellenza dell’isolamento e della meditazione come le biblioteche e le librerie, ma al contempo affronta anche soggetti completamente diversi, come le borse d’affari e le metropoli. Nelle biblioteche di Giannoni i veri protagonisti sono i libri, inventariati dal rigore di un bibliotecario nelle biblioteche storiche oppure abbandonati e disordinatamente sparsi per terra nelle anonime librerie in attesa di essere inseriti e catalogati in un ordine solo apparentemente fisico, forse, ancora di più, mentale o esistenziale; templi solitari dello spirito e della cultura che invitano alla meditazione e al silenzio, e che si alternano sulle tele a quelle metafore per eccellenza caotiche della contemporaneità, come le borse d’affari, luoghi colmi di luci, di voci, di presenze umane affaccendate in una corsa senza tempo. Il caos del presente e il silenzio del passato sono uniti nel percorso dell’artista da una mano che destreggia la forza e lo spessore della materia pittorica, addensando e scomponendo l’accumulo del colore, in un flusso vitale dove anche il corpo cromatico sembra vibrare e respirare, spiegando il suo canto più solenne. L’artista raccoglie e trasforma stimoli ed elementi della comunicazione di massa per trovare un senso all’interno dei meccanismi della complessità attraverso un linguaggio antico e articolato come la pittura. L’intento di Giannoni appare quello di dare concretezza alle immagini che si accavallano in quella dimensione simultanea, di restituire una presenza fisica alla loro immaterialità come se la realtà condivisibile potesse essere soltanto quella rielaborata, ponderata e ricreata attraverso lo sguardo e la mano dell’artista. La forza di Giannoni risiede anche in questo, in una pittura capace di restituire la presenza fisica, quasi corporea, all’immaterialità dei soggetti più diversi e contraddittori.
Umberto Boccioni, Ritratto della Signora Cragnolini Fanna (1916)
Periodo
:
Dal
07/05/2010 al
07/05/2010.
Descrizione:Eccezionale evento alla Galleria Russo di Roma (via Alibert, 20): dopo oltre venticinque anni di assenza è nuovamente esposto al pubblico il famoso "Ritratto della Signora Cragnolini Fanna" di Umberto Boccioni (olio su tela, cm 120 x 80). L’opera, una delle ultime realizzate dall’artista a pochi mesi di distanza dalla sua tragica scomparsa, proviene dalla collezione di Margherita Sarfatti, importante figura di riferimento della scena artistica italiana. Datata 1916 l’opera è citata, in un elenco autografo dello stesso Boccioni, come di proprietà di Antonio Fanna, di Milano. Se nella gamma coloristica il dipinto risente ancora dell’impronta futurista, nell’impianto compositivo come nella scomposizione delle masse Boccioni conferma il tentativo assimilare la tradizione del post impressionismo francese e di Cézanne in particolare, secondo un processo creativo avviato dall’artista già da qualche tempo. Il dipinto verrà presentato venerdì 7 maggio dalle 19.00 alle 21.00 durante un’esclusiva serata ad inviti presso la Galleria Russo di Roma, in via Alibert 20. Un’occasione unica per vedere una delle opere più importanti di Umberto Boccioni. La Galleria Russo, con questo eccezionale evento, prosegue la lunga tradizione che dalla fine dell’Ottocento ad oggi ne ha fatto uno dei punti di riferimento più importanti dell’arte italiana, con particolare riferimento al Novecento storico.
Descrizione:La Galleria Russo dedica una nuova personale a Piero Gilardi, a cura di Elena del Drago. La mostra, dal titolo "Incontri" si svolgerà nelle due sedi della Galleria: a Milano, a partire dal 9 marzo, le opere accomunate dal titolo "Exploring the beach", a Roma a partire dal 13 marzo la serie "Notizie dalla terra". Catalogo De Luca Editori d'Arte.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Si inaugura la mostra personale di Piero Gilardi, curata da Elena Del Drago e composta da circa cinquanta Tappeti natura, le famose opere dell’artista, suddivisa nelle due sedi espositive della Galleria Russo. Quella milanese, in via dell’Orso, aprirà i battenti martedì 9 marzo con il titolo Exploring the beach ed esporrà lavori legati alla spiaggia, evocata attraverso sassi, piante, sabbia, capperi; mentre nello spazio romano di via Alibert la mostra, intitolata Notizie dalla terra, si inaugurerà sabato 13 marzo e saranno esposti lavori prevalentemente legati al trascorrere delle stagioni: il bosco, la vigna, ma anche il trionfo della fioritura. Terreno comune d’INCONTRO è dunque la natura e l’impegno di Piero Gilardi per la salvaguardia dell’ecosistema. Nati a metà degli anni Sessanta come ludiche sculture da pavimento, i Tappeti natura di Gilardi hanno segnato il passaggio dalla Pop Art all’Arte Povera. Ricostruendo fedelmente con materiali sintetici frammenti di ambienti naturali, l’artista mette a fuoco una situazione paradossale, dove la raffigurazione del dato di natura passa attraverso l'artificialità dei materiali e avanza una riflessione, ma anche una denuncia, su quello che è uno dei caratteri ormai dilaganti del mondo contemporaneo: il predominio dell’artificiale/virtuale sul reale e la poca cura nella protezione e salvaguardia dell'ambiente per quel patrimonio comune che è la natura. Il titolo INCONTRI intende sottolineare la costante della ricerca artistica di Gilardi costituita dallo sforzo di comunicare con l’Altro, per quanto distante e apparentemente diverso possa essere. Fautore da sempre di una tecnologia intesa come strumento di ricerca e di arricchimento culturale per l’uomo, l’artista è presidente del Parco d'Arte Vivente di Torino. E’ stato attivo in vari ambiti sociali, ha sperimentato i nuovi linguaggi tecnologici incominciando a realizzare opere in realta' virtuale e i suoi lavori sono esposti nei principali musei d'arte moderna, dalla Tate Gallery di Londra al Metropolitan Museum of Art di New York. Catalogo della mostra a cura di Elena Del Drago, edito da De Luca editori d’arte, Roma Ufficio Stampa Francesca Neerman mob. 329 6892424 mail f.neerman@tiscali.it
Descrizione:Momento di incontro o scontro in tempo reale di musica e pittura, la performance di Ilir Zefi - secondo le parole dello stesso artista – intende trasmettere la sensazione dell’arte “come unica esperienza, unica energia, fusione di colori e ritmo, azione pittorica e improvvisazione musicale in stile free, jazz funk, soul”. L’artista parte dalla musica per realizzare, direttamente sul palco, una tela di grandi dimensioni condividendo con il pubblico in tempo reale il momento creativo che porta alla realizzazione di un’opera d’arte. Nessun progetto iniziale, ma pura improvvisazione che vuole ricreare l’atmosfera dello studio ed il processo creativo che contraddistingue l’artista. Alle spalle della band una tela di metri 2 x 3, nel momento di massima tensione emotiva l’artista improvvisa sulla tela la pittura che porterà alla realizzazione finale dell’opera: momento di trance fra suoni e contrattempi che porta alla visualizzazione cromatica… high speed… action! giovedì 8 aprile, ore 19.00 Ilir Zefi and The Lost&Found Tribe Sala Santa Rita (via Margana, Roma)
Descrizione:Il tema della mostra è il "Manifesto del Colore" pubblicato da Balla nel 1918, nel catalogo della sua mostra alla galleria Bragaglia a Roma (4 ottobre 1918) dove analizza il ruolo del colore nella pittura d'avanguardia. In mostra oltre 20 opere dell'artista realizzate fra il 1910 ed il 1930.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Da giovedì 11 febbraio la Galleria F. Russo di Roma ospiterà la mostra Giacomo Balla pittura dinamica = simultaneità delle forze, sull’inedita tematica del Manifesto del Colore. La mostra, patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, è curata da Elena Gigli che da vent’anni studia l’opera pittorica di Balla, e presenta una ventina di opere che coprono il periodo anni Dieci - fine anni Venti ossia il periodo caratterizzato dalle ricerche di Balla sul colore, tutte provenienti da Casa Balla. Il tema della mostra e’ il Manifesto del Colore pubblicato da Balla nel 1918, nel catalogo della sua mostra alla galleria Bragaglia a Roma (4 ottobre 1918) dove analizza il ruolo del colore nella pittura d'avanguardia. Si è sempre parlato del futurismo in generale ma non è mai stato approfondita la tematica del colore e quindi del suo manifesto. I primi lavori realizzati da Balla erano principalmente in bianco e nero (vedi Guinzaglio in moto del 1912) in seguito riscopre il colore come si evince dai collages dove, proprio attraverso l’uso di carte colorate, troviamo opere del tutto contemporanee. Non a caso il titolo della mostra, Giacomo Balla pittura dinamica = simultaneità delle forze, è l’ultimo punto del Manifesto del Colore. Tanti sono i manifesti apparsi negli anni Dieci e Venti dedicati al Futurismo. Il 1910 vede la pubblicazione di due manifesti pittorici e, su invito degli allievi Boccioni e Severini, Balla sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi insieme a Carra’ e Russolo. Dopo appena due mesi, l’11 aprile, sottoscrive La pittura futurista. Manifesto tecnico dove vi si legge: “la nostra brama di verità non può non essere appagata dalla Forma ne dal colore tradizionali! Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale; sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale”. Nell’anno appena concluso (2009), tanto si e’ parlato del futurismo e altrettante mostre sono state inaugurate. Tuttavia questo movimento rivoluzionario non può essere circoscritto a quei primi manifesti, ma si devono sfogliare le pagine della storia per arrivare a capire – insieme a Balla – come sentirsi futuristi. E’ con il manifesto del colore del 1918 che entriamo proprio nel clou del momento artistico di Balla ricco di lavori colorati. Dopo infatti gli anni Dieci dove principalmente troviamo opere in bianco e nero, a partire dal momento bellico, Balla – quasi una risposta positiva al pessimismo bellico - guarda al colore. Siamo al 4 di ottobre 1918: Giacomo Balla espone a Roma nella galleria di Anton Giulio Bragaglia a via Condotti 21 e aprendo il catalogo della Mostra del pittore futurista Balla, si leggono i sette punti del Manifesto del colore: 1. Data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa ne’ può interessare più nessuno. 2. Nel groviglio delle tendenze avanguardiste, siano esse seni-futuriste o futuriste, domina il colore. Deve dominare il colore poiché privilegio tipico del genio italiano. 3. L’impotenza coloristica e il peso culturale di tutte le pitture nordiche, impantanano eternamente l’arte, nel grigio, nel funerario, nello statico, nel monacale, nel legnoso, nel pessimista, nel neutro o nell’effeminatamente grazioso e indeciso. 4. La pittura futurista italiana, essendo e dovendo essere sempre più un’esplosione di colore non può essere che giocondissima, audace, aerea, elettricamente lavata di bianco, dinamica, violenta, interventista. 5. Tutte le pitture passatiste o pseudo - futuriste danno un sensazione di preveduto, di vecchio, di stanco e di già digerito. 6. La pittura futurista e’ una pittura a scoppio, una pittura a sorpresa. 7. Pittura dinamica: simultaneità delle forze. Nella sua Dichiarazione autografa – Autobiografia (inchiostro nero su carta cm. 18 x 14) il pittore proprio durante gli anni del primo conflitto mondiale declama che “o’ già creato una nuova sensibilità nell’arte espressione dei tempi futuri che saranno colorradioiridesplendoridealluminosisssssssssimiiiiii”. “Bisogna essere permeato di sensibilità intuitive e passare furtivamente tra gli attimi impercettibili dell’evoluzione per scoprire le nuove vie che portano all’arte futurista, nella quale nessun concetto, nessuna linea, nessuna forma, nessun colore, nessuna sagoma, nessuna frase, nessuna nota musicale ricorderà il minimo, dico minimassimo segno dell’arte passata. …. Anche i minimi tentativi futuristi possono essere il principio della nuova arte futura. E con questo, con una superstrafede indistruttibile, arrivederci tra qualche secolo”, scriverà Balla nel 1927. Il catalogo di questa mostra sarà edito da De Luca con una presentazione di Umberto Croppi, assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, una biografia di Balla sugli anni ‘10 e ‘20 di Agnese Sferrazza e testi critici della curatrice della mostra Elena Gigli. Ufficio Stampa Francesca Neerman mob. 329 68924424 mail f.neerman@tiscali.it
Descrizione:Da giovedì 21 gennaio la sede di Milano della Galleria Russo ospiterà la mostra "La materia dello sguardo", personale della giovane artista romana Roberta Coni, che raccoglie un importante nucleo di quadri realizzati nel corso del 2009. La mostra è a cura di Lorenzo Canova. Il lavoro di Roberta Coni nasce da una lunga ricerca verso il profondo e l'interiorità, in una dimensione psicologica che fonda con intensità la sua pittura, in un percorso dove le scelte stilistiche hanno seguito l'evoluzione del suo personale linguaggio iconico.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Roberta Coni La materia dello sguardo Milano, 21 gennaio 2010 - La mostra intitolata ‘La materia dello sguardo’ conferma la recente apertura della Galleria Russo - Asso di Quadri a Milano che propone l’evoluzione delle nuove tendenze nel settore della pittura, investendo su giovani artisti non ancora noti al grande pubblico e offrendo loro il supporto necessario per esprimersi al meglio. Il lavoro di Roberta Coni nasce da una lunga ricerca verso il profondo e l'interiorità, in una dimensione psicologica che fonda con intensità la sua pittura, in un percorso dove le scelte stilistiche hanno seguito l'evoluzione del suo personale linguaggio iconico. La materia dello sguardo, un gioco di parole teso a sottolineare la materia fisica dei lavori di Roberta Coni, in cui la ricerca pittorica indaga non solo la forma ma anche la materia stessa, infatti l'artista utilizza una tecnica mista di olio, colla, acrilico e cera fusa, che rendono l'impasto e la texture pittorica piu' densa e corposa. Inoltre materia nel senso piu' metafisico del termine, come indagine sull'essere umano, che attraverso lo sguardo si apre allo spettatore. Il concetto principale della mostra e' quello di presentare dipinti caratterizzati da una forte componente narrativa dove la possibilità d’indagare la psiche prevale sulla fisionomia dei ritratti. L’artista intende stimolare il visitatore ad intuire o a ricrearsi una sequenza logico-narrativa (soggettiva o obbiettiva) partendo dall'analisi visiva dei dettagli dei volti ritratti. Tali immagini rappresentano il punto d’arrivo di una inconsapevole ricerca introspettiva incentrata sul ciclo dell’esistenza, dove trovano espressione due anime: quell’ontogenetica, propria dell’individuo, della coscienza, che si basa sulle esperienze e muore con l’individuo stesso e l’altra, filogenetica, che è l’anima della specie, di cui una parte si corrompe insieme all’uomo, ma l’altra sopravvive trasmettendosi di padre in figlio. Il lavoro di Roberta Coni si colloca in una posizione particolare nata da una lunga ricerca diretta verso il profondo e l'interiorità, collocata in una dimensione psicologica che da anni fonda con intensità la sua pittura, in un percorso dove le scelte stilistiche hanno seguito l'evoluzione del suo personale linguaggio iconico. Parallelamente l’artista ha portato avanti una ricerca sulla luce dove il suo uso consapevole e certi tagli fotografici sono arricchiti da una raffinata stesura cromatica legata a precise riflessioni sulla storia dell'arte e grazie alla quale i visi emergono dal buio come in un lampo improvviso che rivela le loro fattezze segrete, la verità della loro presenza nel mondo. Roberta Coni sembra essere approdata a una nuova focalizzazione del quadro incentrata sul tema di un volto raffigurato in primo piano dove il pennello può soffermarsi sulla pelle e sugli occhi dei personaggi ritratti con un'attenzione lenticolare ai particolari e alle pulsazioni segrete della superficie pittorica. Inaugurazione giovedì 21 gennaio dalle ore 18:00 Galleria Russo - Asso di Quadri Via dell’Orso, 12 - Milano orari: lunedì 14.00-19:30; da martedì a venerdì 10:30-14:00 - 15:00-19:30; sabato solo su appuntamento. ingresso libero Ufficio stampa: May - Paola Abondio, Cristina Iannizzotto - paola@may.it cristina@may.it 02 89070095
Descrizione:Curata da Marco di Capua la mostra presenta gli ultimi lavori ad acrilico su tela dell'artista. Catalogo a cura delle Edizioni Galleria Russo, in Galleria, con un testo critico del curatore ed un'intervista a cura di Claudia Francese..
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Comunicato stampa : -La Galleria Russo inaugura a Milano in via dell’Orso (zona Brera) regalando alla città un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea. Nella nuova sede la Galleria proporrà, principalmente, arte contemporanea concentrandosi, come da tradizione della storica galleria sul nuovo linguaggio pittorico. Per la Galleria Russo, in realtà si tratta di un ritorno su Milano. Già nei primi anni venti, infatti, il bisnonno di Fabrizio Russo, apriva in San Babila la galleria antiquaria Dedalo attiva per moltissimi anni. Ospite per l’apertura giovedì 12 novembre, “Jazz painting “ una personale del pittore albanese Ilir Zefi con circa trenta opere di grandi e medie dimensioni, realizzati dal 2000 ad oggi. Il titolo Jazz painting, scelto per la mostra dal suo curatore Marco Di Capua, è un’indicazione per comprendere l’ispirazione dell’artista, dall’action painting al Jazz painting, le opere esposte e la vita artistica di Zefi. E come fa notare Marco Di Capua “L’azione di un pittore astratto targato 2000 è stilisticamente romantica come l’assolo struggente di Charlie Parker in Lover Man o meditativa come John Coltrane in My Favorite Things. Autori jazz amatissimi da Zefi che inietta la sua passione per questa musica nelle arterie della pittura, per poi ascoltarne il ritmo, le pulsazioni accelerate. Jazz painting consolida quella sorta di sussultante unità organica che c’è tra il corpo in azione del pittore e lo spazio e il tempo”. Nel 92, quando arriva in Italia dall’Albania, Zefi non è un disperato in fuga dalla povertà, né un perseguitato politico, ma un pittore incagliato nei limiti imposti alla sua ricerca dall’ambiente in cui si era formato. Iscritto all’Accademia di Belle Arti di Tirana nell’epoca dominata da direttive estetiche che imponevano una figurazione di tipo socialista, quindi i drastici cambiamenti negli stati del blocco sovietico dalla caduta del Muro di Berlino gli avevano fatto vedere la possibilità di sottrarsi ad un clima culturale in cui aveva sempre sofferto. Arrivando in Italia, il giovane pittore ha la possibilità di conoscere la produzione degli artisti durante il ‘900 ma, fino al ’96, Zefi dipinge soggetti della sua formazione figurativa: nature morte, nudi e paesaggi, interpretati però con una pittura di carattere sempre più liberamente espressionista verso la svolta dell’astrazione. Inizia in seguito una nuova fase della carriera di Ilir Zefi, quella che ha suscitato l’interesse dei collezionisti italiani e dei curatori della XIV Quadriennale di Roma nel 2005, insieme ai primi segnali di apertura del mercato americano. Nel 2008 Zefi sceglie di vivere a New York, dove questo modo di dipingere ha storicamente avuto inizio, e siccome è un “animale” sensibile agli umori degli ambienti con cui entra in contatto, i suoi lavori registrano subito il cambiamento rinnovando i colori e acquistando luminosità. A New York, grazie anche al confronto con i maestri che ama, De Kooning in primis, la pittura di Zefi si sviluppa liberando la parte più istintiva e segreta del suo vissuto, senza alcun pregiudizio, con una pittura viscerale senza incertezze e distante da certe forme di arte contemporanea freddamente concettuali. Ancora una citazione del curatore “Un albanese a New York è anche l’eterno europeo errante che periodicamente si reincarna per glorificare la natura inquieta dello sradicato e rendere assoluti i sortilegi del linguaggio. L’arte è la propria tana mobile e totalizzante, il rifugio dove custodire ogni cosa, innestata sulla frattura che si produce tra identità e assimilazione.” La curiosità per un’impattante emozione culturale sarà sicuramente uno dei motivi che spingeranno gli appassionati a visitare la mostra proposta da Fabrizio Russo. Catalogo Edizioni Galleria Russo con testo critico di Marco Di Capua
Descrizione:Giovanni Gasparro è pittore figurativo, con chiara ispirazione sacra da cui il titolo della mostra "Noli me tangere", in cui le componenti iconografiche tradizionali vengono sovvertite da un simbolismo trascendente che, con un’inquietudine nel tratto e nelle figure, ferma il corpo in azione per raccontarne l’anima. Con radici tecnico-formali della tradizione storica e suggestioni di quegli artisti del realismo novecentesco più inclini all’introspezione, la pittura di Gasparro si contraddistingue per l’espressività drammatica e passionale che conferisce alle immagini un’estrema tensione. Catalogo De Luca Editori d'Arte in corso di stampa, con un testo critico di Paolo Serafini.
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Comunicato stampa : -Noli me tangere è il titolo di questa singolare ed inedita mostra, con un testo critico dello storico e critico d’arte Paolo Serafini, prima personale del giovane artista Giovanni Gasparro, che si inaugurerà giovedì 15 Ottobre alle 18,00 nella Galleria Russo di Roma con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma. Prima personale dell’artista, l’esposizione presenta con una trentina di tele di grandi e medie dimensioni, dipinti dall’impatto visivo ed emotivo scatenante ed una notevole abilità tecnica. Giovanni Gasparro insolito artista della nuova generazione, nato in provincia di Bari, appena ventiseienne, è pittore figurativo, con chiara ispirazione sacra da cui il titolo della mostra Noli me tangere, in cui le componenti iconografiche tradizionali vengono sovvertite da un simbolismo trascendente che, con un’inquietudine nel tratto e nelle figure, ferma il corpo in azione per raccontarne l’anima. Con radici tecnico-formali della tradizione storica e suggestioni di quegli artisti del realismo novecentesco più inclini all’introspezione, la pittura di Gasparro si contraddistingue per l’espressività drammatica e passionale che conferisce alle immagini un’estrema tensione. La mostra verrà ospitata in seguito nella nuova galleria milanese di Fabrizio Russo. Ufficio Stampa Francesca Neerman mob. 329 6892424 mail f.neerman@tiscali.it
Descrizione: Artista colto e raffinato xilografo, Parisi propone in questa esposizione una ricca silloge di opere che ne ripercorrono l'attività degli ultimi tre anni. In mostra una serie di olii e pastelli dedicati a Roma, soggetto da sempre amato dall'artista che ne reinterpreta l'immagine in una visione pagana e mai scontata, derivante dalla grande tradizione dell'arte visionaria e simbolista in straordinario equilibrio fra modernità e tradizione.
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Comunicato stampa : -FRANCESCO PARISI Olii, pastelli e incisioni 2006 - 2009 a cura di Giuseppe Appella 7– 28 marzo 2009 Cocktail di inaugurazione sabato 7 marzo dalle ore 18,00 Galleria Fabrizio Russo via Alibert 20 - 00187 Roma - tel. 06/6789949 – telefax 06/69920692 e-mail: info@galleriarusso.com - www.galleriarusso.com orario di visita: lunedì 16.30-19.30; dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.30-19.30 Chiuso domenica e festivi Catalogo De Luca Editori d’Arte a cura di Giuseppe Appella Ufficio stampa: Scarlett Matassi - 347-0418110 info@scarlettmatassi.com Da sabato 7 marzo la pittura di Francesco Parisi nella galleria di Fabrizio Russo. La rassegna, curata da Giuseppe Appella, illustra i più recenti sviluppi dell’attività pittorica dell’artista, noto soprattutto per le preziose ed originali prove nel campo della tecnica incisoria, dove eccelle a livello internazionale. Anche quando si esprime attraverso le tecniche dell’olio e del pastello, Parisi prosegue quel colto percorso di meditazione e rilettura dell’arte tardoromantica simbolista, specialmente di area centroeuropea, che ne ha evidenziato, sin dagli esordi, le doti di autentico anticonformismo. Tra gli artisti della sua generazione, Francesco Parisi, nato a Roma nel 1972, è uno dei pochi a procedere ignorando i modelli culturali dominanti. La sua vicenda artistica è quella di uno spirito incline ad andare contro il comune pensare. E’ così dai tempi dell’Accademia, quando, unico del suo corso, decide di dedicarsi a tempo pieno alla più ostica ed elitaria delle tecniche incisorie: la xilografia. Un’arte della quale il tempo aveva sepolto i segreti, che rimandava ad un mondo perduto: quello di Cambellotti, De Carolis, Morbiducci, Osimo, Attilio Giuliani e Italo Zetti, maestri inseguiti attraverso un’attività di ricerca condotta non solo nelle biblioteche e nelle librerie antiquarie, ma anche andando a bussare alla porta di figli e nipoti per chiedere una testimonianza o la possibilità di essere ammesso a vedere quel che rimaneva degli ambienti in cui i suoi modelli avevano vissuto e lavorato. Così procedendo Parisi si è ritrovato ad essere, alle soglie dei quaranta anni, uno dei maestri della xilografia italiana, un incisore di fama internazionale le cui opere sono entrate nelle raccolte della Bibliothèque Nationale de France, Département des estampes et de la photographie, Paris, del Royal Museum of Fine Arts, Antwerp e del British Museum, departments of prints and drawings, London. Chi segue nel dettaglio gli sviluppi delle varie discipline artistiche nel mondo contemporaneo sa bene che oggi la pratica dell’incisione e, nell’ambito di questa, della xilografia, è una scelta di rottura e anticonformismo autentici. Parisi spiega divertito che il bello di praticare una disciplina della massima difficoltà ma tagliata fuori dalle mode e dal grande mercato è la libertà di poter fare ricerca in ogni direzione, senza condizionamenti di sorta. In quel territorio ignorato dai grandi mercanti, l’artista romano si è potuto permettere il lusso di un sorprendente neodecadentismo, che ne fa un diverso tra i diversi. E siccome alla libertà ci si abitua, anche quando torna a vestire i panni del pittore il suo lavoro procede in assoluta autonomia, indifferente alla tirannia delle tendenze. E’ appunto il caso della mostra proposta da Fabrizio Russo: una serie di olii e pastelli - molti di grandi dimensioni, alcuni in forma di dittico o trittico – che tradiscono la matrice tutta letteraria dell’arte di Parisi, nutrita da tante e approfondite letture. In una casa che potrebbe essere quella di uno Sperelli o di un Des Esseintes, l’artista vive e lavora circondato da una cospicua collezione di volumi rari e opere grafiche realizzate tra fine Ottocento e primi Novecento. Che incida o dipinga; che coltivi la sua passione per la letteratura come accanito lettore o componendo libri a mano in preziose edizioni private con tirature mai superiori alle dieci copie, i suoi interessi culturali si concentrano sulle tematiche del dionisismo e del mito come veicolo per accedere alla piena conoscenza di sé, in un viaggio verso i territori incerti ed oscuri della psiche. Ognuna delle opere esposte rappresenta una tappa di questo percorso. Come è evidente nel simbolismo apertamente dichiarato dei nudi o in quello più insinuante e sottile di certi arcani paesaggi che Giuseppe Appella pone al centro della rassegna: sintesi formali o tagli d’immagine di luoghi reali trasportati dalla contemporaneità a una dimensione al di fuori del tempo. Campidoglio, Circo Massimo, Villa Torlonia e Augusteo, diventano, con Villa Borghese, Foro Italico, Villa Pamphili e le rappresentazioni della Valle di Grottarossa, luoghi del mito. Anche nella produzione pittorica, Parisi utilizza l’assoluta padronanza delle tecniche per superare l’apparenza della realtà e portare alla luce quegli elementi panici e ancestrali della vita che sono al centro della sua ricerca. Lo studio incessante dell’arte simbolista, con particolare riferimento alle Secessioni italiane e tedesche, portano l’artista a sperimentare e recuperare, come già per la xilo, tecniche e metodologie largamente in disuso. E’ il caso del pastello a secco, proposto nella tradizionale versione su carta ma anche in una inedita e innovativa versione su tela che consente di realizzare pastelli di dimensioni insolitamente grandi. Un grande poeta dei nostri giorni, Valentino Zeichen, scrive di Francesco Parisi: “ Gli occhi dotati di senso della prospettiva vedono nella distanza oltrepassata come un terzo occhio dove altri appena intravedono niente”.
Novecento e contemporaneo un unico sentiero nella pittura italiana
Periodo
:
Dal
01/01/2009 al
28/02/2009.
Descrizione:
Descrizione:Inaugurazione sabato 8 novembre, ore 18.00. In mostra oltre trenta dipinti dell'ultima produzione dell'artista fiorentino, qui alla sua prima personale romana.
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Comunicato stampa : -MASSIMO GIANNONI Mondi simultanei a cura di Lorenzo Canova 8 novembre – 4 dicembre 2008 Cocktail di inaugurazione sabato 8 novembre dalle ore 18,00 Galleria Fabrizio Russo via Alibert 20 - 00187 Roma - tel. 06/6789949 – telefax 06/69920692 e-mail: info@galleriarusso.com - www.galleriarusso.com orario di visita: lunedì 16.30-19.30; dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.30-19.30 Chiuso domenica e festivi Catalogo De Luca Editori d’Arte a cura di Lorenzo Canova, con un’intervista di Marco Tonelli Ufficio stampa: Scarlett Matassi - 347-0418110 info@scarlettmatassi.com Massimo Giannoni dipinge luoghi carichi di significato: biblioteche, borse d’affari, metropoli, boschi. Alla recente Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Roma, un suo grande dipinto esposto quasi per gioco accanto ai grandi maestri del ‘900 storico ha catalizzato l’interesse dei compratori. Un episodio che conferma il fascino della sua pittura, protagonista, sino al 4 dicembre, di una mostra ospitata dalla Galleria Fabrizio Russo di Roma. Massimo Giannoni dipinge per serie luoghi complessi e densi di significato: librerie e biblioteche, borse d’affari, metropoli, boschi. Ambienti dalle caratteristiche contrastanti condotti a miracolosa unità da uno stile e una tecnica del tutto personali. Giannoni, infatti, segue una sua inconfondibile linea, autonoma dai condizionamenti di mode e tendenze, un percorso solitario iniziato in età matura, dopo aver speso la prima parte della vita viaggiando. I mondi simultanei che compongono il seducente sistema di immagini creato dall’artista sono protagonisti di una mostra ospitata da Fabrizio Russo sino al 4 dicembre. Dipinte con la tradizionale tecnica dell’olio su tela, le trentasei opere in esposizione inducono a riflettere sulla capacità di analisi del reale che il linguaggio della pittura dimostra ancora di possedere. Strumento di interpretazione per niente obsoleto anche quando si tratta di esprimere la contemporaneità, grazie, scrive Lorenzo Canova, curatore della mostra,”a quelli che molti considerano i suoi limiti, come il carico di storia che lo precede o la sua lentezza esecutiva”. Giannoni, d’altronde, non ha mai nutrito dubbi sulle possibilità del mezzo che maneggia con consumata perizia e passione vera: “Mi piace la pittura, uso la manualità, facendo un’arte che sia riconoscibile a tutti”. Un’arte, però, che dietro l’attitudine a sedurre nasconde le insidie di una natura ambigua, non sempre facile da decifrare. Che dire ad esempio di quel suo modo peculiare di usare il colore? Steso a spessori aggettanti, in pratica masse di materia colorata modellate come forme, il colore dell’antica tecnica della pittura ad olio finisce per essere l’elemento che scardina la bidimensionalità del dipinto e lo tramuta in opera di carattere plastico, fisicamente protesa verso lo spettatore. Un’opera più reale del reale se osservata da lontano, informale ed astratta quando la visione si fa ravvicinata. Giannoni dipinge con l’artigianale sapienza di un pittore rinascimentale? Sì, arrivando a preparare la tela con uno strato di colla di coniglio pigmentata per dare assorbenza al pigmento senza comprometterne trasparenza e luminosità, però la fonte dichiarata delle sue pitture è sempre il mezzo moderno della fotografia. Molte parole sono state dedicate anche all’ambiguità dei soggetti che predilige: da una parte boschi e librerie, territori silenziosi di isolamento e meditazione, dall’altra le voci, le luci, la sovrabbondante energia di borse d’affari e metropoli, i luoghi della vita contemporanea. La mostra proposta da Fabrizio Russo li mette a confronto consentendo di verificare come la natura del soggetto suggerisca al pittore impostazioni prospettiche di carattere contrastante. Sottolinea a questo proposito Lorenzo Canova che le rappresentazioni di boschi e biblioteche sono concepite come “soggettive” in cui l’osservatore è invitato a passeggiare tra gli alberi o gli scaffali, mentre “per i quadri che rappresentano le operazioni di borsa e le scene metropolitane, il pittore utilizza vedute aeree o una prospettiva a volo d’uccello, come se queste realtà fossero intuibili soltanto attraverso una visione distante che non entra direttamente in rapporto con il brulicare di voci, corpi e relazioni di quegli spazi”. In effetti, il punto di osservazione prescelto si rivela sempre quello ideale per affrontare l’affascinante complessità che è il comune denominatore degli ambienti indagati da Giannoni. Calarsi nella profondità di luoghi topici, complicati intrecci di simboli e vita sembra essere l’assillo che muove la sua pittura. Era quindi inevitabile, alla fine, il confronto con Roma, per antonomasia città della stratificazione, metropoli inafferrabile che, sorvolata dall’alto nella più recente produzione dell’artista, diviene quasi comprensibile.
Descrizione:In mostra circa un centinaio di opere a ripercorrere la prolifica attività dell'artista, dalle opere giovanili degli anni '30, di chiara impostazione futurista, alle sperimentazioni successive.
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Comunicato stampa : -MINO DELLE SITE Forme assolute della geometria a cura di Domenico Guzzi 5 - 26 aprile 2008 Cocktail di inaugurazione sabato 5 aprile dalle ore 18,00 Galleria Fabrizio Russo - Via Alibert 20 - 00187 Roma Tel. 06/6789949 - 06/69920692 e-mail: info@galleriarusso.com - www.galleriarusso.com orario di visita: lunedì 16.30-19.30 dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.30-19.30 Chiuso domenica e festivi Catalogo De Luca Editori d’Arte a cura di Domenico Guzzi con testi di Chiara Letizia Delle Site, Domenico Guzzi, Mario Verdone Ufficio stampa: Scarlett Matassi - 347-0418110 scarlett.matassi@virgilio.it Fabrizio Russo ospita dal 5 aprile un’ampia retrospettiva dedicata ad uno dei più significativi esponenti dell’aeropittura futurista: Mino Delle Site (Lecce 1914- Roma 1996). Circa cento opere - per lo più dipinti (oli e acquerelli), ma anche disegni ed alcune piccole sculture – raccontano per sintesi l’evoluzione della sua ricerca: dal momento aeropittorico degli anni ’30, a quello postcubista tra fine anni ’40 e primi anni ’50, alla successiva fase astratta. Al di sopra di tutto emerge però la complessa versatilità degli interessi culturali di Delle Site e la volontà di operare, oltre l’ambito aeropittorico, in ogni settore del fare artistico. Delle Site – Forme assolute della geometria restituisce un ritratto a tutto tondo dell’artista, meticolosamente seguito durante l’arco della sessantennale carriera in un percorso che prende avvio nel 1930, l’anno in cui Delle Site, appena sedicenne, si trasferisce da Lecce a Roma per frequentare il Liceo Artistico di Via Ripetta. La sua adesione ufficiale al futurismo è fissata al febbraio dell’anno successivo, quando, ammesso a partecipare alla Prima mostra di Aeropittura – Omaggio futurista ai trasvolatori di Italo Balbo, suscita l’attenzione dei principali esponenti del movimento, primi fra tutti Marinetti e Prampolini, l’amato maestro che lo battezza futurista con un lapidario :”Sei dei nostri!”. Le novantasette opere selezionate da Fabrizio Russo e Domenico Guzzi mostrano un artista dalla creatività torrentizia impegnato a ridisegnare ogni aspetto della cultura tradizionale in nome della Ricostruzione Futurista dell’Universo. Convinto che “nell’odierna civiltà delle immagini” il disegno rappresenti “uno dei mezzi più idonei per comunicare”, Delle Site individua il proprio obiettivo “nel toccare ogni campo della visualizzazione”. Per questa ragione il visitatore della mostra di Via Alibert scoprirà, accanto alla produzione aeropittorica da cavalletto, anche numerose e godibili testimonianze della sua attività nel campo della scultura, della grande pittura e decorazione murale o, su un fronte diametralmente opposto, della grafica condotta con miniaturistica attenzione al dettaglio, oppure nei settori dell’illustrazione, della cartellonistica pubblicitaria e del design. Delle Site realizzò inoltre straordinarie scenografie per la cinematografia d’autore – da Fellini a Blasetti a Renè Clair – e si divertì ad esplorare il campo della moda proponendo soluzioni come la giberna portatutto, vale a dire l’accessorio proposto dal moderno abbigliamento casual con il nome di marsupio. La sezione dedicata all’aeropittura, nell’ambito della quale va menzionato un piccolo capolavoro del ’32, l’olio Rombo di motori, chiarisce che l’interesse dell’artista per il tema del volo e della macchina volante non è mai orientato alla realistica rappresentazione di paesaggi visti dall’alto, ma piuttosto ad esprimere un’esigenza di superamento della realtà terrestre, sia in termini di navigazione spaziale che di afflato verso la dimensione spirituale dell’esistenza. Inquadrato accanto a Prampolini nel filone idealista cosmico dell’areopittura, Delle Site conferisce all’esaltazione del volo una valenza metafisica perfettamente in linea con la passione, comune a molti giovani del tempo, per la letteratura esoterica e per l’astrologia, conciliate, senza alcun imbarazzo, con la pratica dell’ortodossia cattolica. Tant’è che la raffinata gamma dei suoi blu, il colore prediletto, viene utilizzata anche per realizzare alcuni esempi di arte sacra futurista ( Annunciazione del ’32) o composizioni evocative di una pagana primordialità, come Paradiso perduto (1932). La mostra racconta lo straordinario fervore creativo del periodo 1932-1935 proponendo anche una sintetica carrellata dei soggetti che, oltre l’aeropittura, l’artista trattò nel disegno e nella pittura da cavalletto: la velocità, la rappresentazione del suono musicale, il ritratto, ovviamente futurista, come ad esempio Futurismo, un importante ritratto di Marinetti dipinto nel ’35 in chiave fortemente simbolica. Una preziosa serie di acquerelli e pastelli improntati al tema dalla Casa d’Arte ha invece il compito di introdurre la sua attività nel campo delle arti applicate. “La Casa d’Arte - scrive Delle Site - è il laboratorio futurista della trasformazione dell’abitare e del vivere di cui sono un esempio le case di Balla a Roma e quella di Depero a Rovereto”. In questo gruppo di opere si trovano progetti di ristrutturazione d’interni, idee per cuscini dalle forme bizzarre, paraventi con intarsi polimaterici, colonne decorate, oggetti che avrebbe in seguito costruito personalmente cogliendo magari l’occasione per sperimentare materiali desueti al mondo dell’arte. L’interesse per la pittura murale è documentato dagli studi preparatori degli affreschi eseguiti nella Casa dello Studente dell’Università di Roma, in Via De Lollis, nel 1937. Questa serie di bozzetti è purtroppo quel che oggi rimane di un’opera imponente andata in parte distrutta durante il bombardamento di San Lorenzo. Gli affreschi superstiti furono imbiancati durante i successivi lavori di restauro. Una mostra può anche servire a ricordare un tesoro dell’ultima stagione futurista frettolosamente coperto da uno strato di calce.
Afro. Dagli anni della "Galleria della Cometa" al dopoguerra
Periodo
:
Dal
01/03/2008 al
29/03/2008.
Descrizione:La mostra presso la Galleria Russo ricostruisce il percorso di Afro dal figurativo all’astratto partendo da alcune opere su carta realizzate proprio a ridosso della data di inaugurazione della Cometa: la Piazza Navona del 1936, una spettacolare matita su carta intelata, e le copie, rispettivamente da Rubens ed El Greco, della Giuditta con testa di Oloferne e del San Filippo, preziosi fogli del ’37 che sono veri e propri incunaboli nel lavoro di Afro. L’esordio di un protagonista dell’arte astratta all’insegna del fervore per l’antico è un dato che a tutta prima incuriosisce, se non si rivelasse invece utilissimo per comprendere la poetica dell’artista, nella quale l’orientamento al nuovo non implica un rifiuto della tradizione precedente. Nel decennio preso in considerazione dalla mostra, Afro appare impegnato a prender nota della varietà delle correnti che si muovono in Italia e in Europa, ad innestare le novità provenienti da Parigi sulla perfetta padronanza delle “conquiste della Rinascenza veneta” ,”assimilando gli opposti in unità di stile” (Appella). Una ricerca condotta soprattutto su carta attraverso un costante ricorso al disegno. Scrive Giuseppe Appella nel saggio in catalogo: “Non c’è immagine che Afro abbia dipinto senza prima averla verificata su carta”. In effetti la rassegna proposta da Fabrizio Russo mostra un disegnatore inesausto, impegnato senza soluzione di continuità nell’invenzione di un’inesauribile serie di varianti per i soggetti che gli sono cari in quegli anni: le presenze della vita familiare, le nature morte, le vedute. La carta è la quotidiana palestra dell’esercizio del pittore anche quando si tratta di sperimentare audaci soluzioni cromatiche: repentini passaggi da colori caldi e brillanti a tinte fredde e smorzate, legami di rossi e di viola e via così, nel veloce procedere di una caleidoscopica creatività che introietta ogni nuovo stimolo nell’indiscusso rispetto dei valori pittorici. “Per questo” spiega Appella “la sua pittura è agli antipodi della freddezza e del raziocinio degli artisti cresciuti all’ombra del cubismo e dell’informale”.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Afro. Dagli anni della "Galleria della Cometa" al dopoguerra, a cura di Giuseppe Appella 1 - 26 marzo 2008 Cocktail di inaugurazione sabato 1 marzo dalle ore 18,00 Galleria Fabrizio Russo - Via Alibert 20 - 00187 Roma Tel. 06/6789949 Tel e Fax 06/69920692 e-mail: info@galleriarusso.com - www.galleriarusso.com orario di visita: lunedì 16.30-19.30 dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.30-19.30 Chiuso domenica e festivi Catalogo De Luca Editori d’Arte con testo critico di Giuseppe Appella, apparati scientifici a cura di Agnese Sferrazza Ufficio stampa: Scarlett Matassi - 347-0418110 scarlett.matassi@virgilio.it "Afro dagli anni della Galleria della Cometa al dopoguerra" è un progetto espositivo curato da Giuseppe Appella articolato in due mostre: da Fabrizio Russo quarantaquattro opere su carta realizzate tra il 1936, data di una bellissima veduta di Piazza Navona, ed il 1948; da Francesca Antonacci sedici importanti dipinti. Le rassegne indagano un capitolo della vicenda artistica di Afro poco noto al grande pubblico: la sua pittura figurativa dalla metà degli anni Trenta alla fine degli anni Quaranta. L’Afro che si vedrà in esposizione è uno smagliante talento osservato nella fase preparatoria di quella che, dal 1950, diverrà la sua inconfondibile cifra di riconoscimento. Un artista giovane, tra i venti e i trent’anni, eppure perfettamente maturo e nel pieno possesso della scintillante sicurezza che, senza flessioni, lo accompagnerà sino alla fine dell’esistenza. Mimì Pecci Blunt e la Galleria della Cometa Sullo sfondo, il fervido contesto culturale nel quale i fratelli Afro, Mirko e Dino Basaldella hanno la fortuna di essere accolti al momento del trasferimento a Roma da Udine. La cronologia delle opere in esposizione offre infatti lo spunto per raccontare un ambiente di incomparabile glamour, quello che ruota attorno alla Galleria della Cometa e al salotto di Anna Laetitia Pecci Blunt. Figlia del capo della Guardia Pontificia e nipote di Leone XIII, l’affascinante e cosmopolita Mimì sposa nel 1919 Cecil Blunt, un ricco banchiere newyorkese. Il suo salotto parigino è frequentato da Salvador Dalì, Paul Valery, Poulenc, Paul Claudel, Braque e Cocteau. A Roma, Palazzo Malatesta all’Ara Coeli, acquistato nel ’29, diviene subito la sede di importanti eventi culturali e uno dei luoghi di incontro prediletti dagli artisti e dagli intellettuali di stanza o di passaggio nella capitale. Studi aggiornati chiariscono che la contessa è in realtà al centro di un ampio progetto promosso dal Ministero della Cultura Popolare finalizzato alla promozione dell’arte italiana a New York e Parigi. In quest’ottica va letta la creazione, nel 1935, della Galleria della Cometa, alla cui testa Mimì pone il letterato e critico d’arte Libero de Libero e, nel ruolo di consigliere, Corrado Cagli, l’esponente di punta della nuova generazione artistica romana. Afro Basaldella, pittore ventitreenne arrivato a Roma da pochi mesi, è subito cooptato nel gruppo di giovanissimi artisti sostenuti dalla nuova galleria. Il maestro di caratura internazionale, il futuro protagonista della nuova arte del ’900 nasce in quel momento, forgiato dal clima spirituale, culturale e politico creato da Mimì Pecci Blunt attorno alla Cometa e, in particolare, dall’intreccio di relazioni tessuto tra Roma, Milano, Venezia, Genova, Parigi e New York, dove La Cometa, unica tra le gallerie d’arte italiane, apre una succursale nel ’37. Un trampolino di lancio formidabile per l’artista prensile che Afro rivela sin dall’inizio di essere. La mostra Fabrizio Russo ricostruisce il percorso di Afro dal figurativo all’astratto partendo da alcune opere su carta realizzate proprio a ridosso della data di inaugurazione della Cometa: la Piazza Navona del 1936, una spettacolare matita su carta intelata, e le copie, rispettivamente da Rubens ed El Greco, della Giuditta con testa di Oloferne e del San Filippo, preziosi fogli del ’37 che sono veri e propri incunaboli nel lavoro di Afro. L’esordio di un protagonista dell’arte astratta all’insegna del fervore per l’antico è un dato che a tutta prima incuriosisce, se non si rivelasse invece utilissimo per comprendere la poetica dell’artista, nella quale l’orientamento al nuovo non implica un rifiuto della tradizione precedente. Nel decennio preso in considerazione dalla mostra, Afro appare impegnato a prender nota della varietà delle correnti che si muovono in Italia e in Europa, ad innestare le novità provenienti da Parigi sulla perfetta padronanza delle “conquiste della Rinascenza veneta” ,”assimilando gli opposti in unità di stile” (Appella). Una ricerca condotta soprattutto su carta attraverso un costante ricorso al disegno. Scrive Giuseppe Appella nel saggio in catalogo: “Non c’è immagine che Afro abbia dipinto senza prima averla verificata su carta”. In effetti la rassegna proposta da Fabrizio Russo mostra un disegnatore inesausto, impegnato senza soluzione di continuità nell’invenzione di un’inesauribile serie di varianti per i soggetti che gli sono cari in quegli anni: le presenze della vita familiare, le nature morte, le vedute. La carta è la quotidiana palestra dell’esercizio del pittore anche quando si tratta di sperimentare audaci soluzioni cromatiche: repentini passaggi da colori caldi e brillanti a tinte fredde e smorzate, legami di rossi e di viola e via così, nel veloce procedere di una caleidoscopica creatività che introietta ogni nuovo stimolo nell’indiscusso rispetto dei valori pittorici. “Per questo”spiega Appella “la sua pittura è agli antipodi della freddezza e del raziocinio degli artisti cresciuti all’ombra del cubismo e dell’informale”.
Descrizione:A cura di Marco Tonelli. Catalogo De Luca Editori d'Arte, Roma Curata da Marco Tonelli, si è inaugurerata sabato 2 febbraio presso la Galleria Russo di Roma, la mostra dedicata ad Ilir Zefi, artista albanese ma ormai residente a New York da diversi anni. In esposizione le opere più recenti realizzate dall'artista, fra cui le ultime nove tele eseguite a New York appositamente per la mostra e molte delle opere realizzate negli ultimi due anni, a ricostruirne il percorso artistico. Tutte le opere rimarranno in mostra fino al 26 febbraio.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -ILIR ZEFI Crash! a cura di Marco Tonelli 2 - 26 febbraio 2008 Cocktail di inaugurazione sabato 2 febbraio dalle ore 18,00 Galleria Fabrizio Russo - Via Alibert 20 - 00187 Roma Tel. 06/6789949- 06/69920692 e-mail: info@galleriarusso.com - www.galleriarusso.com orario di visita: lunedì 16.30-19.30 dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.30-19.30 Chiuso domenica e festivi Catalogo De Luca Editori d’Arte con testo critico di Marco Tonelli Ufficio stampa: Scarlett Matassi - 347-0418110 scarlett.matassi@virgilio.it Dal 2 febbraio una personale di Ilir Zefi alla Galleria Fabrizio Russo: cinquantacinque dipinti di grande formato o, comunque, di dimensioni sempre abbastanza ampie da accogliere l’istintiva gestualità di un artista che dimostra come una ricerca fertile e personale possa essere intrapresa anche operando nei modi di una tradizione, in questo caso quella dell’action painting. Crash!, il titolo scelto per la rassegna dal suo curatore, Marco Tonelli, è un’indicazione veramente efficace per comprendere le opere esposte, tutte realizzate nel periodo 2000 – 2007, e, più in generale, la vicenda artistica di Zefi. Una vicenda emblematica di questi nostri tempi caratterizzati da cambiamenti epocali e dal fenomeno di un vorticoso incontro-scontro tra culture diverse. Quando, nel 1992, è avventurosamente arrivato in Italia dall’Albania, Zefi non era un disperato in fuga dalla povertà, né un perseguitato politico, ma un pittore incagliato nei limiti imposti alla sua ricerca dall’ambiente in cui si era formato. Anni prima, il padre, un autorevole funzionario del vecchio regime, aveva assecondato la sua vocazione artistica iscrivendolo all’Accademia di Belle Arti di Tirana, all’epoca dominata da direttive estetiche che imponevano una figurazione di tipo socialista. I drastici cambiamenti indotti negli stati del blocco sovietico dalla caduta del Muro di Berlino, il primo dei crash che innescano l’attuale produzione di Ilir, gli avevano fatto intravedere la possibilità di sottrarsi ad un clima culturale di cui aveva sempre sofferto l’angustia. L’arrivo in Italia determina per il giovane pittore un’altra situazione di forte impatto: è ancora una volta crash con la presa visione di quanto, dall’altra parte del Muro, gli artisti avevano prodotto durante il ‘900. La curiosità per i possibili esiti di uno shock culturale di tale portata sarà sicuramente uno dei motivi che spingeranno gli appassionati a visitare la mostra proposta da Fabrizio Russo. Diciamo subito che, da questo momento, il lavoro di Zefi prende l’andamento di una ricerca febbrile, un’arrampicata avida e veloce lungo la storia dell’arte del ‘900. Sino al ’96 Zefi continua a dipingere i soggetti della sua formazione figurativa: nature morte, nudi e paesaggi, interpretati però da una pittura di carattere sempre più liberamente espressionista che è l’anticamera della svolta verso l’astrazione. Dal rigetto dell’obbligo espressivo “di dover rappresentare qualcosa e di doverl.o fare in modo naturalistico” (Marco Tonelli in catalogo) inizia la seconda fase della carriera di Zefi, quella che ha suscitato l’interesse dei collezionisti italiani, dei curatori della XIV Quadriennale di Roma nel 2005, insieme ai primi segnali di apertura del mercato americano. Crash, la parola-suono adottata dalla lingua inglese per nominare l’incidente, ritorna in nostro aiuto per descrivere il senso dell’attuale ricerca di Zefi, appunto identificato da Tonelli nell’incidente pittorico. Si parla insomma di una pittura che reinventa le forme del mondo esterno passando attraverso la loro distruzione gestuale. Chi ha assistito alle impetuose performances del pittore albanese sa bene che egli crea opere da cui ogni tipo di figurazione sembra essere assente fissando però lo sguardo su oggetti e precise angolazioni del suo studio. Dal 2005 Zefi ha scelto di vivere a New York, l’ambiente in cui questo modo di dipingere ha storicamente avuto inizio. E poiché egli è un animale molto sensibile agli umori degli ambienti con cui entra in contatto i suoi lavori hanno subito registrato il cambiamento rinnovando i colori e acquistando luminosità. A New York l’immanenza del confronto con i maestri che ama, De Kooning in primo luogo, ha inoltre reso la pittura di Zefi ancora più emozionata e fertile nel liberare la parte più istintiva e segreta del suo vissuto. Senza però alcun pregiudizio per l’elemento più originale del suo approccio alla gestualità, vale a dire la necessità di ricomporre in un nuovo ordine le forme dal gesto aggredite e scomposte. Come si vede, l’artista arrivato dall’Albania ha operato ancora una volta scelte di campo ben precise, optando senza incertezze per una pittura viscerale e attenta all’aspetto estetico, collocata a siderale distanza da certe forme di arte contemporanea così freddamente concettuali che il concetto che le spiega diventa esso stesso l’opera d’arte. Crash! Da Fabrizio Russo l’impatto con una pittura ancora interessata a trasmettere emozioni.
Descrizione:Piero Gilardi. Natura ricreata Sabato 14 gennaio 2006, alle ore 18.30, si inaugura presso la sede espositiva della Galleria F. Russo, in via Alibert 15A, la mostra personale dell’artista Piero Gilardi a cura di Alessandra Maria Sette, composta da ventidue Tappeti natura in poliuretano espanso realizzati nel corso dell’anno appena trascorso. In tale occasione, alle ore 17.00, Piero Gilardi, insieme all’artista Tea Taramino, presenta il libro BIOMA. Pensieri creazioni e progetti per un Parco d’Arte Vivente, dedicato alla vicenda progettuale dell’ultima grande “opera” di arte relazionale di Gilardi e contenente le testimonianze di numerose personalità culturali, come il filosofo Mario Perniola, il bioetico Roberto Marchesini e la pedagogista Anna Oliverio Ferrarsi (Edizioni ACPAV/ GRIBAUDO/ PEA, pagg. 124).
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Piero Gilardi. Natura ricreata Sabato 14 gennaio 2006, alle ore 18.30, si inaugura presso la sede espositiva della Galleria F. Russo, in via Alibert 15A, la mostra personale dell’artista Piero Gilardi a cura di Alessandra Maria Sette, composta da ventidue Tappeti natura in poliuretano espanso realizzati nel corso dell’anno appena trascorso. In tale occasione, alle ore 17.00, Piero Gilardi, insieme all’artista Tea Taramino, presenta il libro BIOMA. Pensieri creazioni e progetti per un Parco d’Arte Vivente, dedicato alla vicenda progettuale dell’ultima grande “opera” di arte relazionale di Gilardi e contenente le testimonianze di numerose personalità culturali, come il filosofo Mario Perniola, il bioetico Roberto Marchesini e la pedagogista Anna Oliverio Ferrarsi (Edizioni ACPAV/ GRIBAUDO/ PEA, pagg. 124). Nati a metà degli anni Sessanta come ludiche sculture da pavimento, i Tappeti natura di Gilardi hanno segnato il passaggio dalla Pop Art all’Arte Povera. Riscostruendo fedelmente con materiali sintetici frammenti di ambienti naturali, l’artista mette a fuoco una situazione paradossale, dove la raffigurazione del dato di natura passa attraverso l'artificialità dei materiali e delle tecniche e avanza una riflessione, ma anche una denuncia, su quello che è uno dei caratteri ormai dilaganti del mondo contemporaneo: il predominio dell’artificiale/virtuale sul reale. Fautore da sempre di una tecnologia intesa come strumento di ricerca e di arricchimento culturale per l’uomo, l’artista è al momento impegnato nella progettazione e realizzazione del PAV, Parco d'Arte Vivente, per il Comune di Torino.
Enrico Accatino. Dal realismo all'astrazione alla "sintesi delle arti"
Periodo
:
Dal
15/09/2005 al
15/10/2005.
Descrizione:In mostra dipinti, sculture ed arazzi a ripecorrere il ricco percorso artistico dell'autore.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Enrico Accatino. Dal realismo all'astrazione alla "sintesi delle arti" Giovedí 15 Settembre, alle ore 18.00, presso la Galleria F. Russo e Casa Di Nepi si inaugura la mostra dedicata al maestro Enrico Accatino (Genova, 1920), realizzata in collaborazione con l’Archivio Enrico Accatino, attualmente impegnato nella catalogazione delle opere per la pubblicazione del Catalogo Generale. La mostra propone un percorso nella vita e nel lavoro dell’artista attraverso l’allestimento, presso la Galleria F. Russo, di una significativa selezione – per la maggior parte inedita - di dipinti, disegni, incisioni e sculture di piccolo formato indicativa dell’evoluzione della sua ricerca dal realismo espressionista degli anni Quaranta-Cinquanta (cicli de La Mattanza, Pescatori, Vangatori, La Madre, Guerra Atomica) all’astrazione, cui Accatino approda definitivamente nel 1960. Casa Di Nepi, invece, espone una importante raccolta di arazzi, alcuni dei quali di grandi dimensioni, disegnati e fatti tessere dall’artista fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, oltre a grandi sculture in legno, metallo e perspex. In questa occasione Casa Di Nepi ha inoltre realizzato in Nepal, presso le comunità tibetane, quattro tappeti ispirati ai disegni di Accatino denominati: Minotauro, Il grande pensatore, Allegro ma non troppo, Opus one. La ricerca di Enrico Accatino spazia con coerenza dal figurativo all’astratto, dalla pittura alla grafica, dalla scultura all’arazzo, inserendosi a pieno titolo nel dibattito tra arte e architettura che in Italia, sin dagli anni Cinquanta, occupa le pagine di importanti riviste - quali “Civiltà delle macchine”, “Arti Visive”, L’Architettura”, “Spazio”, “La Casa” - impegnando critici come Giulio Carlo Argan e Nello Ponente nella difesa ed elaborazione di un’idea di “sintesi delle arti” intesa quale assunto portante di modernità ereditato dalle Avanguardie storiche. Interessato alla diffusione di un livello ''alto'' nella progettazione e produzione delle arti applicate, sin dall’inizio degli anni Sessanta Accatino si fa promotore in prima persona della cultura della “tessilità” o “pittura murale tessuta”, formando e motivando, attraverso commissioni dirette, numerose manifatture locali (abruzzesi, laziali, pugliesi, sarde) e proponendo questo mezzo espressivo all’attenzione di architetti e arredatori d’interni (1970). A questa lunga militanza artistica fa da contro altare l’intensa attività divulgativa, iniziata nel 1960 come docente di Educazione artistica per lo storico programma della RAI Telescuola - che, insieme a Non è mai troppo tardi, contribuì di fatto alla scolarizzazione di massa dell’Italia negli anni del boom economico - e proseguita poi con la pubblicazione di numerosi libri di testo sulla didattica dell’arte che hanno influenzato profondamente l’evoluzione di questa disciplina.
Descrizione:Nato a Treviso nel 1923 e laureato in medicina, Carlo Guarienti si dedica alla pittura dal 1949 ed esordisce nel 1953 a Roma alla Galleria L’Obelisco, a Parigi alla Galerie Weill e a Milano alla Galleria Il Naviglio. Durante la sua lunga carriera sperimenta con successo numerosi linguaggi artistici e tecniche originali rimanendo sempre all’interno di un riferimento d’immagine fantastica e visionaria. Dagli anni Cinquanta è presente in importanti esposizioni nazionali e internazionali, come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Ultimamente i suoi lavori sono stati esposti in occasione di mostre storiche significative, quali Surrealismo padano da de Chirico a Foppiani (Piacenza, 2002), e Il Male. Esercizi di pittura crudele (Torino, 2005), curate da Vittorio Sgarbi. Il “non finito” e il suo potere evocativo - tema nodale dell’arte antica e moderna - costituisce il centro dell’attuale riflessione di Guarienti, sia in pittura sia in scultura. Sebbene praticata finora saltuariamente, la scultura è, infatti, una presenza silenziosa e costante nell’immaginario dell’artista, impressionato sin dal 1956 dalle opere di Alberto Giacometti esposte alla Biennale di Venezia. Dopo la piccola serie di teste e busti in bronzo modellata tra gli anni Sessanta e Ottanta, in questi ultimi anni Guarienti si dedica con sistematicità a questa arte, scorgendo in essa una libertà creativa maggiore persino rispetto alla pittura e, ricorrendo a un proprio personale procedimento operativo basato sull’uso della cartapesta, ottiene particolari effetti di scabrosità delle superfici e di leggerezza. Paesaggi e autoritratti costituiscono le due polarità della sua ultima ricerca pittorica, caratterizzata dal ricorso alla monocromia e a composizioni sempre più essenziali e rarefatte, nelle quali un estremo raffinamento della superficie e della materia lascia visibile il supporto, analogamente a quanto accade anche nelle opere di Anton Zoran Music e di Balthus. Rimane, dunque, costante l’ispirazione alla realtà «non certo quella aggressiva, rumorosa, coloratissima che ci circonda e frastorna, sfacciatamente moltiplicata dall'insidia virtuale dei media, ma una realtà […] non effimera che va di volta in volta scoperta, rivelata e quindi salvata», scriveva Lorenza Trucchi nella presentazione in catalogo della mostra personale dell’artista organizzata a Roma presso la Camera dei Deputati nel 2002.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Carlo Guarienti. Sculture e monotipi 1998-2005 Giovedí 12 Maggio 2005, alle ore 18.00, si inaugura a Roma, presso la Galleria F. Russo, in via Alibert 15A, la mostra dedicata all’artista Carlo Guarienti, il quale presenta per la prima volta al pubblico la sua recente produzione, composta da un gruppo di otto sculture in bronzo e da una selezione di dipinti e monotipi, realizzati, questi ultimi, da matrici in rame tenute sottoterra per cinque anni e raffiguranti nature morte e paesaggi ispirati al territorio del viterbese, caratterizzati da una «lettura suggestiva quanto spietata», scrive Giuseppe Appella curatore della mostra.
Descrizione:Nato a Teheran nel 1932, Avanessian si trasferisce a Roma nel 1945 e diviene cittadino italiano. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto Amerigo Bartoli Natinguerra, contemporaneamente segue le lezioni di Lionello Venturi e di Giulio Carlo Argan. Studia molto la pittura del Quattrocento italiano, ma guarda con attenzione anche alle ricerche di Ottone Rosai e di Filippo de Pisis e alla lezione della moderna pittura francese, in particolare Matisse, Bonnard e Braque. Insieme a Bartoli frequenta i caffè e l’ambiente artistico-culturale romano: il pittore Massimo Campigli, Ercole Patti, l’editore Alfredo Curcio, il giornalista di «Paese Sera» Franco Monicelli, fratello del più celebre regista Mario, Achille Campanile, il conte Saffi, l’ingegnere Salvatore Russo. Esordisce nel 1954 alla Galleria S. Marco, dove è notato da Michele Guerrisi, allora direttore dell’Accademia di Roma nonché membro della Commissione per le Belle Arti, che lo segnala per la Biennale di Venezia del 1956. Nello stesso anno Renato Guttuso firma la presentazione della sua personale alla Galleria L’Aureliana, seguito nel 1961 da Mino Maccari in occasione della personale alla Galleria Il Vantaggio. Vincitore, tra il 1955 e il 1965, di numerosi premi a livello nazionale è presente con regolarità alla Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio (1958, 1959, 1961), a metà degli anni ’60 Avanessian può contare su una sua consolidata posizione all’interno dell’ambiente artistico romano, posizione confermata dalla partecipazione alla mostra Antologica di Artisti Romani tenutasi nel 1963 a Palazzo delle Esposizioni. Inizia allora una proficua collaborazione con numerose gallerie romane e non, tra le quali si ricordano: la Galleria La Barcaccia di Salsomaggiore, la Galleria Antenore di Padova, la Galleria Lo Scalino di Salvatore Russo, seguite negli anni Ottanta dalla Galleria F. Russo, La Vetrata , e Fidia Arte Moderna .
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Alfonso Avanessian. Un mondo in superficie Sabato 19 febbraio 2005, alle ore 18.30, si inaugura contemporaneamente a Roma, presso la Galleria F. Russo e le gallerie La Vetrata e Fidia Arte Moderna, la mostra antologica dedicata al pittore Alfonso Avanessian, professore dei corsi di Specializzazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. In tale occasione saranno esposti i lavori degli anni Cinquanta-Sessanta che portarono l’artista all’attenzione della critica del tempo; i paesaggi dell’Armenia (1970), dell’Umbria e della Valnerina e le marine pugliesi che segnarono la sua maturità artistica all’inizio degli anni Ottanta; per finire con le figure in interno e le nature morte del decennio successivo, sfarzose per forme e accordi cromatici - memori, in qualche modo, di esotismi francesi d’inizio secolo - e, infine, le vedute di città realizzate negli ultimi anni, segnate dalla presenza di monumenti e luoghi simbolo.
Scipione Vannutelli (1834-1894). Il fondo di opere dalla Villa Clementi a Cave
Periodo
:
Dal
05/05/2004 al
05/07/2004.
Descrizione:Artista colto e raffinato, appartenente ad una famiglia aristocratica di Genazzano, Vannutelli è allievo a Roma, di Tommaso Minardi e a Vienna di Carl Würzinger. Oggi è ricordato perlopiù come pittore di storia per il successo che ottenne in vita con opere come: Maria Stuarda regina di Scozia che si reca al patibolo (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), premiata all’Esposizione di Firenze del 1862, e Margherita di Valois regina di Navarra ( Milano, Galleria d’Arte Moderna). Tuttavia, ad un esame attento dell’intera carriera artistica, il suo percorso appare più complesso. Da una prima formazione accademica, e dallo studio capillare dell’arte antica, elementi che sfociano in opere sicuramente leggibili in chiave storico-romantica, a seguito dei numerosi viaggi compiuti, Vannutelli scopre il colore dei maestri veneziani del settecento, e si avvicina al cangiantismi di Mariano Fortuny. Indaga, quindi, quel sentimento della natura di ascendenza costiana, che rivisita in maniera assolutamente personale lasciando suggestive vedute paesistiche. Non a caso, Valentino Martinelli, nel 1963, ritenne, di doverlo inserire in quel gruppo di “paesisti romani dell’ottocento” cui dedicò una monografia rimasta, a tutt’oggi, un importante punto di riferimento. Tre mostre sono state dedicate a Vannutelli, tutte negli anni Ottanta: nel 1981 presso la Galleria Metastasio, dove comparivano delle impressioni di viaggio, nel 1983 al Palazzo Gotico di Genazzano e nel 1986, presso la Galleria Carlo Virgilio. Occasioni che hanno contribuito a riportare alla ribalta il suo nome, come quello di uno dei più apprezzati pittori della Roma del secondo Ottocento, nonché personaggio culturale di spicco in genere, vissuto a contatto di artisti, letterati e musicisti dello spessore di Thomas, Liszt e Bizet. Il fondo della Villa Clementi, che oggi si presenta al pubblico, comprende oltre 1000 pezzi, perlopiù disegni ed acquarelli. Ne fanno parte anche interi album di schizzi e dipinti più o meno compiuti, bozzetti, prime idee e studi per i particolari di alcuni dei suoi quadri più importanti tra cui spiccano quelli per il citato dipinto della Maria Stuarda. Un materiale molto vario, per soggetti e tipologie, che permette di ripercorrere le principali vicende della vita e dell’ attività dell’artista; denso di riferimenti a quelli che erano i temi da lui maggiormente indagati e ai numerosi viaggi compiuti. Indispensabile per svelarne l’iter ideativo mostrandone l’impatto più immediato con la realtà.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Galleria F. Russo, Studio S Arte Contemporanea, Sestieri Antichità, Angelo Di Castro Antichità, Antichità Brando , Galleria Lydia Palumbo Scalzi PRESENTANO: Scpione Vannutelli ( 1834-1894) Il fondo di opere dalla Villa Clementi a Cave Mercoledì 5 maggio, alle ore 18.00, si inaugura contemporaneamente, in sei diverse Gallerie italiane, una grande mostra di Scipione Vannutelli avente per oggetto il fondo di opere provenienti dalla Villa Clementi a Cave.
Descrizione:La mostra,di carattere storico, propone al pubblico un insieme di centoventiquattro opere su carta di importanti maestri del Novecento italiano. Tra gli artisti in mostra: Erba, Carrà, Sironi, Capogrossi, de Pisis, de Chirico, Scipione, Mafai, Gentilini, Afro, Accardi, Turcato, Guttuso, Consagra, Scialoja, Fontana, Severini, Monachesi, Bartoli.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Carte Italiane Percorso nell'arte italiana del Novecento attraverso il disegno Sabato 14 febbraio 2004, alle ore 18.00, la Galleria F. Russo inaugura contemporaneamente, negli spazi espositivi di via del Babuino 53 (I piano) e via Alibert 15A, due mostre curate, entrambe, da Fabio Benzi. La prima, di carattere storico, riunisce più di cento opere su carta di importanti maestri del Novecento italiano, ripercorrendo la storia dell’arte dello scorso secolo attraverso il disegno: dalle scomposizioni futuriste di Carlo Erba alla rievocazione classica dei pittori del “ritorno all’ordine”, dal sensuale espressionismo della “Scuola di Via Cavour” al gusto antiretorico e antiaccademico della “Scuola Romana”, dalla sperimentazione in ambito figurativo portata avanti da Cagli e Mirko alla svolta neo-cubista diversamente declinata da Afro e da Guttuso nell’immediato dopoguerra, dalla ricerca astratta dei giovani artisti di “Forma 1” a quella, di matrice informale, di Scialoja e Santomaso, fino al nuovo interesse per la figurazione, esistenziale ed intimista, avvertito in Italia alla fine degli anni Settanta. Il secondo appuntamento è una personale del pittore e xilografo romano Francesco Parisi che, dopo la mostra di dipinti e incisioni tenutasi lo scorso anno alla Galleria d’Arte Moderna di Ciampino, presenta ora una ventina di lavori realizzati con la tecnica del pastello gessoso. Con questa tecnica, in auge tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento tra gli artisti della Secessione romana - come Giulio Aristide Sartorio - Parisi raffigura esili nudi e paesaggi di una Roma simbolica e pagana, sempre e ancora palcoscenico di nuovi antichi miti.
Descrizione:La mostra, dedicata al giovane pittore e xilografo fomano Francesco Parisi,si compone di una ventina di pastelli a gesso su carta raffiguranti paesaggi e vedute insolite di una Roma simbolica e pagana, sempre e ancora palcoscenico di nuovi antichi miti.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Paesaggi e simboli. Paesaggi di Francesco Parisi Sabato 14 febbraio 2004, alle ore 18.00, la Galleria F. Russo inaugura contemporaneamente, negli spazi espositivi di via del Babuino 53 (I piano) e via Alibert 15A, due mostre curate, entrambe, da Fabio Benzi. La prima, di carattere storico, riunisce più di cento opere su carta di importanti maestri del Novecento italiano, ripercorrendo la storia dell’arte dello scorso secolo attraverso il disegno: dalle scomposizioni futuriste di Carlo Erba alla rievocazione classica dei pittori del “ritorno all’ordine”, dal sensuale espressionismo della “Scuola di Via Cavour” al gusto antiretorico e antiaccademico della “Scuola Romana”, dalla sperimentazione in ambito figurativo portata avanti da Cagli e Mirko alla svolta neo-cubista diversamente declinata da Afro e da Guttuso nell’immediato dopoguerra, dalla ricerca astratta dei giovani artisti di “Forma 1” a quella, di matrice informale, di Scialoja e Santomaso, fino al nuovo interesse per la figurazione, esistenziale ed intimista, avvertito in Italia alla fine degli anni Settanta. Il secondo appuntamento è una personale del pittore e xilografo romano Francesco Parisi che, dopo la mostra di dipinti e incisioni tenutasi lo scorso anno alla Galleria d’Arte Moderna di Ciampino, presenta ora una ventina di lavori realizzati con la tecnica del pastello gessoso. Con questa tecnica, in auge tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento tra gli artisti della Secessione romana - come Giulio Aristide Sartorio - Parisi raffigura esili nudi e paesaggi di una Roma simbolica e pagana, sempre e ancora palcoscenico di nuovi antichi miti.
Descrizione:Sabato 25 ottobre 2003, alle ore 18.30, nelle sedi di via Alibert 15A e di via del Babuino 53 (I piano), s’inaugura la mostra dedicata al maestro Romano Lotto, con il quale la galleria vanta una lunga esperienza di lavoro. Il pittore, vicentino di nascita e romano d’adozione, è l’artista selezionato quest’anno per il Semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea. La mostra, curata da Marco Di Capua, si compone di due sezioni: in via del Babuino è allestita un’ampia selezione di dipinti a olio di grandi dimensione, realizzati dal 1985 ad oggi, mentre in via Alibert sono esposti quadri di piccolo formato. Sabato 29 novembre 2003, alle ore 18.00, nella sede di via del Babuino 53, si terrà una conferenza dedicata al maestro vicentino e alla cultura artistica in cui egli si muove, tra figurazione e astrazione: da una parte la tradizione coloristica veneziana e la lezione pittorica della Scuola Romana, dall’altra l’Espressionismo mitteleuropeo e la libertà linguistica dell’Informale. Alla conferenza interverranno Giuseppe Appella, Marco Di Capua, Arnaldo Romani Brizzi, Enzo Siciliano.
Catalogo : Disponibile
Mario Sironi. 34 opere su carta tra Futurismo, Novecento ed Espressionismo (1920-1960)
Periodo
:
Dal
26/04/2003 al
29/03/2003.
Descrizione:La mostra presenta 34 disegni del grande maestro. Tutte le opere sono autenticate da Francesco Meloni. Esse ricoprono attività dell'artista dagli anni Venti alla metà degli anni Cinquanta, mostrando tutto il suo percorso culturale dall'iniziale accostamento al Futurismo fino all'ultimo periodo caratterizzato dai soggetti delle Moltiplicazioni e da una tensione verso l'Astrattismo.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Mario Sironi 34 opere su carta tra Futurismo, Novecento, Espressionismo (1920-1955) Sabato 29 marzo, alle ore 18.30, in via Alibert 15a, si inaugura la mostra dedicata a Mario Sironi (Sassari 1885-Milano 1961), protagonista di primo piano dell’arte italiana tra le due guerre. L’esposizione propone un sintetico percorso all’interno dell’universo sironiano: dai disegni degli anni Venti, segnati dalla scomposizione futurista ma anche dal realismo magico del “Novecento”, ai lavori degli anni Trenta e Quaranta in cui maggiormente si riflette l’interesse dell’artista per la grande decorazione, l’architettura, il teatro. Nel volume Sironi Cento opere da una collezione (1985), in cui tutti i disegni esposti sono pubblicati, Mario Penelope scrive: «Autonomo, ma complementare a quello della pittura l’operare grafico è stato per Sironi il momento primario della sua ricerca. Il primo modo per visualizzare e fissare un’impressione, un’idea, un’ispirazione di un primo nucleo immaginativo di un dipinto, di una composizione murale, di una scultura, di un progetto architettonico, analizzandola e interpretandola fin dal primo momento nella sua struttura e nella densità dei volumi e dei chiaroscuri». Fin dagli esordi a Roma, alla Scuola Libera del Nudo, quando copia le opere degli antichi, per Sironi la pratica quotidiana del disegno costituisce la sorgente imprescindibile del fare pittorico, saldamente fondato, quest’ultimo, sulle istanze costruttive della linea. In seguito all’adesione al socialismo materialista e umanitario così come alla pittura divisionista di Giacomo Balla, si unisce al Futurismo (1912-18) e frequenta il salotto di Margherita Sarfatti, dove conosce lo scrittore Massimo Bontempelli, condividendo con lui la scelta estetica per un formalismo nitido e oggettivo, portatore di un moderno immaginario metafisico (1918-19). Trasferitosi a Milano, dove si va elaborando un “ritorno all’ordine” alternativo a quello romano di “Valori plastici”, firma con Leonardo Dudreville, Achille Funi e Luigi Russolo il Manifesto contro tutti i ritorni in pittura (1920), e collabora come illustratore e vignettista politico alle riviste “Le industrie italiane illustrate”, “Il Lunedì del Popolo d’Italia” e “Il Popolo d’Italia”. Dopo le Biennali di Venezia del 1928 e 1930, in cui si presenta con opere caratterizzate da uno stile marcatamente espressionista, drammatico e materico, ottiene una sala personale alla I Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1931) e inizia a ricevere le prime commissioni pubbliche importanti, come la grandi vetrate del Ministero delle Corporazioni. Approdato a un monumentalismo classicista memore della lezione di Masaccio e Michelangelo, matura negli anni Trenta un interesse ideologico per la “pittura murale” e il principio di “unità delle arti”, che sfocia nella sottoscrizione, insieme a Massimo Campigli, Carlo Carrà e Achille Funi, dell’omonimo Manifesto (1933). Da qui scaturisce la vasta produzione degli anni successivi, composta esclusivamente da lavori su carta - ripartiti tra architettura, illustrazione, teatro, scultura, pittura murale -, finché, negli anni Cinquanta, nel clima di delusione esistenziale del dopoguerra, l’arte di Sironi arriva a caratterizzarsi per una personale tangenza - “primitivista” e materica, astrattiva - con il movimento europeo dell’Informale. Il catalogo, curato da Francesca Franco e Marzia Moschetta, è corredato dalle autentiche di Francesco Meloni.
Descrizione:La mostra si propone di esporre tutto il percorso artistico di Virgilio Guzzi, anche attraverso una serie di disegni preparatori dei dipinti presentati. Dalle prime prove di stampo novecentista, l'artista si avvia verso la rivalorizzazione dei coloristi veneti del Cinquecento, in particolare Tiziano, dei grandi pittori quali Rubens, Rembrandt e Delacroix. Fino ad arrivare, negli anni Settanta, a ritmi più geometrici sull'esempio di Cézanne e di Picasso, tuttavia, come lui stesso dichiara, "senza mettersi a triangoleggiare".L'artista ebbe molto successo in vita partecipando attivamente alle esposizioni pubbliche (Biennali, Triennali, Quadriennali) e private. Nel 1943 e nel 1959 è presente con un'intera sala alle Quadriennali romane, ricevendo, alla prima di esse, il premio di diecimila lire ex aequo con Guttuso e Gentilini.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Virgilio Guzzi dalla Scuola romana al “cubisme d’aprés nature” Sabato 23 novembre, alle ore 18.30, nello spazio espositivo di via del Babuino 53 (1° piano), si inaugura la mostra dedicata a uno dei protagonisti dell’ambiente artistico romano del ‘900. L’esposizione, che comprende circa cinquanta dipinti e un gruppo di disegni preparatori, attraversa l’intera evoluzione del pittore: dalle opere degli anni Venti, di marca “novecentista”, al clima neo-espressionista della Scuola romana, fino ai lavori degli anni Settanta, contrassegnati dal ricorso alla scomposizione di derivazione cubista. Il ricco catalogo, curato da Elena Pontiggia, è corredato dalla puntuale documentazione storica di Domenico Guzzi e dagli interventi critici di Francesca Franco e Marzia Moschetta L'11 gennaio, alle ore 18.30, nella stessa sede di via del Babuino 53, la galleria ospiterà un dibattito dedicato a Virgilio Guzzi pittore e critico d’arte, cui parteciperanno Maria Teresa Benedetti, Fabio Benzi, Marco Di Capua, Domenico Guzzi e Lorenza Trucchi. Contemporaneamente, nella sede di Via Alibert 15a, verranno esposte opere d’arte di maestri storici del ‘900 italiano.
Carlo Erba ( Milano 1884 - Ortigara 1917 ) Studi, paesaggi e figure dal Futurismo a Nuove Tendenze
Periodo
:
Dal
15/05/2002 al
15/06/2002.
Descrizione:Un omaggio al grande futurista morto prematuramente in combattimento sull'Ortigara nel 1917. Una selezione di circa centocinquanta tra disegni ,acquerelli e tre dipinti ad olio. Documenti inediti e testimonianze sul catalogo curato da Marco di Capua edito dai monotipi della De Luca edizioni d'Arte, Roma.
Catalogo : Disponibile
Comunicato stampa : -Carlo Erba (Milano 1884-Ortigara 1917) Studi, paesaggi e figure su carta dal Futurismo a Nuove Tendenze Da mercoledì 15 maggio a sabato 15 giugno 2002 In previsione della realizzazione del Catalogo generale delle opere di Carlo Erba, mercoledì 15 maggio, alle ore 19.00, negli spazi espositivi di via del Babuino 53 (1° piano), s’inaugura la mostra dedicata all’artista milanese prematuramente scomparso durante il primo conflitto mondiale. L’esposizione, introdotta in catalogo dal critico Marco Di Capua, comprende un centinaio di disegni (non si conocono a tutt'oggi non più di trenta dipinti)in cui è possibile seguire l’evoluzione della ricerca del pittore, dai paesaggi di sapore divisionista, alle tematiche futuriste: le periferie urbane, i balli nei caffè concerto, le donne intente a cucire davanti alla finestra. Amico di Umberto Boccioni e Carlo Carrà sin dalle Esposizioni della Famiglia Artistica di Milano (1909), nel 1912-1913 Carlo Erba frequenta Filippo Tommaso Marinetti e collabora con Ardengo Soffici sulle pagine di “L’Acerba”. A questi anni risale la sua esperienza più propriamente futurista incentrata sul dinamismo plastico, della quale rimangono diversi disegni, mentre è disperso il dipinto più significativo, Carica di cavalleria (moto in avanti). La ricerca di Erba, aggiornata sia sulla cultura post-impressionista francese sia su quella mitteleuropea secessionista ed espressionista, si sviluppa ora attraverso tre direttrici principali. L’artista stesso spiega così il serrato progredire della sua indagine: in un primo momento “le cose che hanno determinato in me emozione hanno avuto ragione nella loro essenza descrittiva, ed il fenomeno descrittivo è appunto messo in evidenza” (1909-1911); poi “le cose m’hanno interessato non come elementi di descrizione, ma come valori di movimento, di masse e di colori” (1912-1913), e ora “la mia opera è in diretto rapporto con lo sviluppo armonico-melodico dell’opera musicale” (1913-1914). Nel 1914, insieme a Ulisse Arata, Leonardo Dudreville, Achille Funi e Giovanni Possamai, è tra i fondatori di Nuove Tendenze, il gruppo milanese che, pur accogliendo la lezione di libertà linguistica del Movimento futurista, ne smorzava le audacie più spinte e i metodi di violenta propaganda. Già nel 1915, però, l’arte di Erba volge verso un processo di sintesi nuova, in chiave decisamente espressionista, arcaica ed elementare, in consonanza con il sintetismo che, proprio tra il 1915 e il 1916, Achille Funi e Umberto Boccioni desumono dalla lezione plastica cézanniana. Via del Babuino 53, 1° piano martedì – sabato h 10.00-13.00, 16.30-19.30 lunedì h 16.30-19.30 PER ULTERIORI INFORMAZIONI: Via Alibert 15/a 00187 Roma - tel. 066789949-telfax 0669920692 Via del Babuino53, 00187 Roma - tel. 063227131 www.Galleriarusso.com info@galleriarusso.com
